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	<title>Equa</title>
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	<description>La tua guida al consumo responsabile</description>
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		<title>Intelligenza artificiale etica? Qualcuna esiste: ecco quali (e perché le altre no)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 09:43:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trovare un'intelligenza artificiale etica è difficile, ma non impossibile. Ecco esempi di AI attente agli impatti su ambiente e persone. E come escono ChatGPT, Google Gemini, Microsoft Copilot, Claude e le altre big da questa analisi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/tecnologia/intelligenza-artificiale/intelligenza-artificiale-etica/">Intelligenza artificiale etica? Qualcuna esiste: ecco quali (e perché le altre no)</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni giorno milioni di persone aprono un’app per chiedere a un chatbot di <strong>intelligenza artificiale</strong> come fare qualcosa, di scrivere una mail, di riassumere un documento. Secondo i dati del 2026, il 97% dei giovani britannici, per esempio, dichiara di usare almeno uno strumento di AI e la tendenza è in rapida crescita anche in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure dietro a questi strumenti &#8211; da ChatGPT a Google Gemini, da Microsoft Copilot a Claude &#8211; si trovano scelte aziendali che riguardano la <strong>privacy</strong> dei nostri dati, le connessioni con l’<strong>industria militare</strong>, i <strong>diritti</strong> di chi lavora nella filiera e l’<strong>impatto ambientale</strong> di infrastrutture enormi. Tutti aspetti che raramente emergono quando si usa un chatbot per la prima volta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo articolo si basa in buona parte sull’analisi condotta dal nostro partner britannico, <a href="https://www.ethicalconsumer.org/" target="_blank" rel="noopener"><em>Ethical Consumer</em></a>, che ha esaminato 12 strumenti AI tra i più diffusi a livello internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/elettronica/imprese-e-diritti-umani-cellulari/">Imprese e diritti umani: il caso delle aziende che vendono cellulari in Italia</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/carta-igienica/carta-igienica-vergine-riciclata-bambu/">Carta igienica: meglio vergine, riciclata o di bambù?</a></strong></p>
<figure id="attachment_7412" aria-describedby="caption-attachment-7412" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-7412 size-full" src="https://equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica-1.jpg" alt="intelligenza artificiale etica e morale" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica-1.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica-1-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7412" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/illustrations/ai-artificial-intelligence-sci-fi-7111802/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h1>Cosa sono davvero i chatbot AI?</h1>
<p>I chatbot di intelligenza artificiale più diffusi funzionano grazie a modelli linguistici di grandi dimensioni (<strong>LLM, Large Language Models</strong>). In sostanza, si tratta di motori statistici: non “pensano” nel senso umano del termine, ma prevedono la sequenza di parole più probabile in risposta a un input, sulla base di enormi quantità di testo con cui sono stati addestrati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo ha conseguenze pratiche importanti: i chatbot possono produrre risposte errate presentandole come fossero accurate &#8211; il cosiddetto fenomeno delle <strong>“allucinazioni” </strong>&#8211; e tendono a riprodurre i pregiudizi presenti nei dati su cui sono stati addestrati, che includono buona parte di internet.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Organizzazioni indipendenti come <b><a href="https://www.which.co.uk/news/article/can-you-trust-ai-chatgpt-and-other-ai-chatbots-put-to-the-test-aetjt5e0RnPB">Which?</a></b> hanno documentato che questi strumenti producono frequentemente errori fattuali, citazioni inventate e ragionamenti illogici. Tenere un atteggiamento critico nei confronti delle risposte ricevute non è quindi un eccesso di prudenza, ma una necessità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Privacy: quanto sono sicuri i nostri dati?</h1>
<p>La vera privacy è difficile da garantire quando si usa uno strumento AI: per rispondere a una domanda, il sistema deve “leggere” ciò che scriviamo. Alcune piattaforme, però, trattano i dati in modo molto più rispettoso di altre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I fattori principali da considerare sono: se le conversazioni vengono usate per addestrare ulteriormente i modelli, se vengono conservate sui server dell’azienda e se il codice sorgente è <strong>open source</strong>, cioè verificabile da chiunque.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Su questi parametri, i risultati peggiori riguardano alcune delle piattaforme più note. <strong>Google</strong> (Gemini e NotebookLM), <strong>Microsoft</strong> (Copilot), <strong>Perplexity AI</strong> e <strong>SpaceX</strong> (Grok e xAI) ottengono valutazioni molto basse per la privacy, perché conservano le conversazioni degli utenti, le usano per addestrare i propri modelli e non garantiscono trasparenza open source.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al contrario, <strong>Lumo AI</strong> &#8211; sviluppato da Proton, la fondazione svizzera già nota per ProtonMail &#8211; e <strong>Thaura</strong> ottengono le valutazioni più alte per la privacy. Anche <strong>Le Chat</strong> della francese Mistral AI si distingue positivamente in questa categoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul piano normativo, la questione è ancora aperta. Il GDPR si applica all’uso dei dati personali nell’AI, ma non copre alcune problematiche specifiche, come la capacità di dedurre caratteristiche sensibili &#8211; stato di salute, orientamento politico, etnia &#8211; anche da dati formalmente anonimi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<b><a href="https://artificialintelligenceact.eu">AI Act europeo</a></b>, approvato nel 2024, include alcune tutele; ma già nel 2025 la Commissione europea ha proposto modifiche che ne ritarderebbero l’applicazione e amplierebbero le possibilità di accesso ai dati per l’addestramento dei modelli senza consenso esplicito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/trasporti/auto-elettriche/">Auto elettriche alla prova sostenibiltà: gli impatti su ambiente e diritti umani</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/creme-solari/">Creme solari: come scegliere quelle più etiche</a></strong></p>
<figure id="attachment_7413" aria-describedby="caption-attachment-7413" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-7413 size-full" src="https://equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica.jpg" alt="intelligenza artificiale etica" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7413" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/illustrations/ai-generated-face-8540915/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h1>Connessioni militari: chi lavora per l’esercito?</h1>
<p>È probabilmente l’area di maggiore preoccupazione per chi vuole fare scelte consapevoli. La maggior parte dei principali strumenti AI ha stretto partnership con governi e industria militare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sette grandi aziende del settore &#8211; tra cui <strong>Amazon Web Services</strong>, <strong>Google</strong>, <strong>Microsoft</strong>, <strong>Nvidia</strong> e <strong>OpenAI</strong> &#8211; hanno reso la loro tecnologia disponibile al Pentagono per “qualsiasi uso legale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>OpenAI</strong> (che produce ChatGPT) ha ricevuto un contratto da 200 milioni di dollari dal dipartimento della Difesa statunitense per sviluppare “capacità AI di frontiera per la sicurezza nazionale”, e nel febbraio 2026 ha firmato un ulteriore accordo per consentire al Pentagono l’uso dei suoi strumenti per “tutti gli scopi legali”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Microsoft</strong> (Copilot) ha un accordo con BAE Systems &#8211; il maggiore produttore di armamenti britannico &#8211; per sviluppare “capacità di difesa digitale”. <strong>Google</strong> (Gemini) ha rimosso dalle sue linee guida etiche l’impegno a non sviluppare tecnologie che “potrebbero causare danno generale”, sostituendolo con un riferimento alla “sicurezza nazionale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una posizione parzialmente diversa riguarda <strong>Anthropic</strong> (Claude), che ha dichiarato di non voler consentire l’uso dei suoi sistemi in armamenti autonomi o sorveglianza di massa, pur avendo stretto una partnership con Palantir e AWS per consentire all’esercito statunitense l’accesso a Claude per altri scopi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’unica azienda a dichiarare esplicitamente il rifiuto di qualsiasi lavoro militare è <strong>Thaura</strong>, fondata da due fratelli siriani nell’ambito dell’incubatore <b><a href="https://techforpalestine.org">Tech for Palestine</a></b>. L’azienda ha formalizzato l’impegno a non collaborare con industrie militari, sistemi di sorveglianza che colpiscono popolazioni vulnerabili e tecnologie di occupazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da segnalare anche il movimento di boicottaggio <b><a href="https://quitgpt.org">QuitGPT</a></b>, che chiede globalmente di smettere di usare ChatGPT, citando le sue connessioni con il Pentagono, i sistemi di controllo dell’immigrazione statunitense e le donazioni politiche di alcuni suoi dirigenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>I diritti di chi lavora dietro agli schermi</h1>
<p>Dietro a ogni risposta di un chatbot AI c’è un lavoro umano spesso invisibile: migliaia di persone &#8211; in gran parte nel Sud globale -vengono impiegate per etichettare dati, moderare contenuti e classificare le risposte generate dai modelli. Senza questo lavoro, molti strumenti AI semplicemente non funzionerebbero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le condizioni di lavoro documentate sono spesso precarie: salari bassi, contratti instabili, assenza di tutele e ritorsioni contro chi tenta di organizzarsi sindacalmente. Il caso più noto riguarda <strong>OpenAI</strong>: per ridurre la “tossicità” di ChatGPT, l’azienda ha esternalizzato il lavoro di moderazione a lavoratrici e lavoratori kenioti, pagati tra 1,32 e 2 dollari l’ora per leggere e classificare materiali che includevano violenza grafica, abusi sessuali e contenuti di autolesionismo. Diversi di loro hanno riferito di aver subito conseguenze psicologiche durature.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tema riguarda anche l’occupazione in senso più ampio. Nel 2026, la società fintech <strong>Block</strong> ha tagliato circa metà della sua forza lavoro invocando l’aumento di produttività garantito dall’AI. Un argomento contestato da molti dipendenti, che lo hanno descritto come una strategia di riduzione dei costi. Gli esperti segnalano che i settori più esposti a breve termine includono il customer service, l’amministrazione, il marketing, la produzione di contenuti e alcune aree del lavoro legale e finanziario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>L’impatto ambientale</h1>
<p>L’AI non è un servizio immateriale. Ogni domanda posta a un chatbot viene elaborata in <strong>data center fisici</strong> che consumano enormi quantità di energia, acqua e territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul fronte idrico, uno studio citato da <em>Ethical Consumer </em>stima che la domanda globale di <strong>acqua</strong> legata all’AI potrebbe equivalere a quasi due terzi del consumo annuo dell’intera Inghilterra. In diverse regioni, l’espansione dei data center sta già mettendo sotto pressione le riserve idriche locali, con ricadute sui costi idrici per le famiglie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul <strong>fronte energetico</strong>, nel solo Regno Unito i data center assorbono già circa il 2,5% del consumo elettrico nazionale, con una domanda attesa in aumento di quattro volte entro il 2030. Le stime più caute collocano l’impatto complessivo di AI e data center intorno al 2% delle emissioni globali di gas serra entro il 2035.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I data center di ultima generazione occupano superfici enormi &#8211; spesso superiori al milione di metri quadrati &#8211; con ricadute in termini di consumo di suolo e perdita di biodiversità. Nel 2026, <strong>Meta</strong> ha annunciato la costruzione del più grande data center AI degli Stati Uniti in Louisiana, per un investimento di 27 miliardi di dollari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non mancano campagne locali e internazionali che chiedono una moratoria sui nuovi data center finché non saranno alimentati al 100% da energie rinnovabili aggiuntive rispetto a quelle già pianificate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Quale strumento scegliere?</h1>
<p>Ethical Consumer non considera al momento alcuno strumento AI pienamente raccomandabile. La valutazione complessiva è che <strong>l’opzione più etica rimane ridurre l’uso di questi strumenti</strong>, ricorrendo quando possibile a motori di ricerca, banche dati, manuali o semplicemente a una persona esperta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se si vuole comunque usare un chatbot AI, le indicazioni di <em>Ethical Consumer </em>sono le seguenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Da preferire</h2>
<p><strong>Thaura</strong> e <strong>Lumo AI</strong> sono i due strumenti con le valutazioni più alte, soprattutto per privacy e assenza di connessioni militari. Thaura è l’unica azienda a rifiutare esplicitamente qualsiasi collaborazione con l’industria militare e la sorveglianza. Lumo AI si distingue per le politiche di privacy, la struttura non-profit del gruppo che la controlla e le donazioni a organizzazioni umanitarie palestinesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le Chat</strong> di <b><a href="https://chat.mistral.ai">Mistral AI</a></b> &#8211; azienda francese &#8211; si posiziona a metà classifica, con risultati migliori dei big americani soprattutto sulla privacy. L’azienda ha anche tentato di quantificare l’impatto ambientale dei propri modelli, pur non raggiungendo ancora livelli di trasparenza considerati sufficienti da Ethical Consumer.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/boicottaggio/boicottare-israele-nome-per-nome/">Boicottare Israele, nome per nome</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/imballaggi-sostenibili/">Imballaggi sostenibili: chi vince tra tetrapak, vetro, lattina e plastica</a></strong></p>
<figure id="attachment_7411" aria-describedby="caption-attachment-7411" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica-2.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-7411 size-full" src="https://equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica-2.jpg" alt="intelligenza artificiale etica" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica-2.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/07/intelligenza-artificiale-etica-2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7411" class="wp-caption-text">Screenshot della homepage della AI Thaura</figcaption></figure>
<h2>Da evitare</h2>
<p><strong>ChatGPT</strong> (OpenAI), <strong>Copilot</strong> (Microsoft), <strong>Gemini</strong> e <strong>NotebookLM</strong> (Google), <strong>Grok</strong> e <strong>xAI</strong> (SpaceX/Elon Musk), per via delle connessioni militari, delle politiche sulla privacy e della struttura societaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Usarne meno: la scelta più semplice</h1>
<p>Ethical Consumer suggerisce <strong>tre principi</strong> pratici per chi vuole usare l’AI in modo più consapevole:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. Chiedersi se serve davvero.</strong> Prima di usare un chatbot AI, vale la pena valutare se un motore di ricerca, un manuale, un database specializzato o una persona esperta possano rispondere altrettanto bene alla stessa domanda, con meno impatto ambientale e sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>2. Usarla con consapevolezza.</strong> Ogni richiesta è un piccolo atto di consumo. Evitare l’uso per compiti veloci o futili, soprattutto per la generazione di immagini o conversazioni prolungate. Evitare di inserire informazioni sensibili, personali o riservate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3. Tenere il pensiero critico.</strong> I chatbot AI producono errori, riproducono stereotipi e non citano fonti verificabili. Usarli come punto di partenza, non come risposta definitiva.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Carta igienica: meglio vergine, riciclata o di bambù?</title>
		<link>https://www.equapp.it/carta-igienica/carta-igienica-vergine-riciclata-bambu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:43:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carta igienica]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.equapp.it/?p=7362</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per orientarsi tra carta igienica vergine, riciclata e di bambù non basta guardare prezzo o morbidezza. Dalla materia prima alle certificazioni, fino ai PFAS e al packaging, ecco gli aspetti da considerare per una scelta più etica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/carta-igienica/carta-igienica-vergine-riciclata-bambu/">Carta igienica: meglio vergine, riciclata o di bambù?</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sapevi che ogni anno nel mondo vengono abbattuti circa 345 milioni di alberi per produrre carta igienica e altri prodotti in carta per l’igiene domestica? Detto in un altro modo: quasi un milione di alberi al giorno, secondo i <b><a href="https://www.ethicalconsumer.org/sites/default/files/media-file/2026-03/Trees-felled-toilet-paper-ECRA-workings.pdf" target="_blank" rel="noopener">calcoli</a></b> di Ethical Consumer, il nostro partner britannico. Un numero che in pochi tengono a mente quando afferrano un rotolo dallo scaffale del supermercato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Proviamo quindi a capire come orientarci in un mercato che, in apparenza, sembra semplice. La realtà, come spesso accade, è più complessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Carta igienica: le materie prime</h1>
<p>La prima domanda da porsi quando si acquista carta igienica riguarda la materia prima con cui è prodotta. Le opzioni principali sono tre: carta vergine (prodotta da alberi abbattuti appositamente), carta riciclata e bambù.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Carta vergine</h2>
<p>La carta vergine è ancora la più diffusa tra i grandi marchi del settore. Aziende come <strong>Kimberly-Clark</strong> (<strong>Scott</strong>, <strong>Kleenex</strong>) e il gruppo svedese <strong>Essity</strong> (<strong>Tempo</strong>, <strong>Zewa</strong>) producono la maggior parte dei loro prodotti da fibra vergine, anche se con differenze notevoli tra loro (Kimberly-Clark usa fibra riciclata per meno del 20%, mentre Essity per il 45%; dati 2024).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sofidel, azienda italiana con sede a Lucca che produce marchi come <strong>Regina</strong> e <strong>Nicky</strong>, utilizza prevalentemente fibra vergine certificata FSC: secondo i dati disponibili, la sua quota di fibra riciclata era del 7,3% nel 2021 ed è scesa al 5,7% nel 2024.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Carta riciclata</h2>
<p>La carta riciclata è considerata da molti esperti l’opzione più sostenibile: non richiede l’abbattimento di nuovi alberi e, secondo <b><a href="https://www.iea.org/energy-system/industry/paper" target="_blank" rel="noopener">l’Agenzia Internazionale per l’Energia</a></b>, il processo di produzione da fibra riciclata richiede anche meno energia rispetto a quello da fibra vergine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vale poi la pena distinguere tra carta riciclata da <strong>scarti pre-consumo </strong>(ritagli di lavorazione che non hanno mai raggiunto il consumatore) e carta riciclata <strong>post-consumo </strong>(la carta che abbiamo usato, differenziato e che altrimenti finirebbe in discarica): la seconda è generalmente preferibile, perché chiude davvero il ciclo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/tecnologia/intelligenza-artificiale/intelligenza-artificiale-etica/">Intelligenza artificiale etica? Qualcuna esiste: ecco quali (e perché le altre no)</a><br />
• <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/creme-solari/">Creme solari: come scegliere quelle più etiche</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/boicottaggio/boicottare-israele-nome-per-nome/">Boicottare Israele, nome per nome</a></strong></p>
<figure id="attachment_7367" aria-describedby="caption-attachment-7367" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7367 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-2.jpg" alt="carta igienica bamboo" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-2.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7367" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/bicycle-toilet-paper-4971089/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Bambù</h2>
<p>Il bambù è la terza opzione ed è quella con la crescita commerciale più rapida degli ultimi anni. Il bambù cresce molto rapidamente e, dopo il taglio, ricresce dallo stesso apparato radicale, senza necessità di ripiantumazione. Un vantaggio rispetto agli alberi da cui si produce la carta vergine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, uno<b><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666789425000832" target="_blank" rel="noopener"> studio statunitense</a></b> pubblicato nel 2025 ha messo in discussione questo assunto: nelle condizioni di produzione attuali — con quasi tutto <strong>il bambù lavorato in Cina</strong> e poi trasportato in Europa — la carta igienica di bambù non avrebbe un impatto climatico significativamente migliore rispetto ad altri tipi di carta. Il dibattito scientifico è ancora aperto e molto dipende dalle specifiche condizioni di produzione e logistica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è poi un <strong>problema di etichettatura</strong>. Nel 2024, la rivista britannica<b><a href="https://www.which.co.uk/news/article/which-testing-finds-some-bamboo-toilet-paper-actually-made-with-wood-apn2u4Y7Pfdr" target="_blank" rel="noopener"> Which?</a></b> ha testato cinque marchi di carta igienica dichiarata “al 100% di bambù” e ha scoperto che tre di essi contenevano anche fibra di legno, non indicata in etichetta. I marchi coinvolti hanno risposto che si è trattato di contaminazioni nella filiera di fornitura, non di scelte intenzionali, e hanno annunciato misure correttive. Un episodio che invita comunque alla cautela e a una lettura attenta delle dichiarazioni in etichetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Cosa significa la certificazione FSC</h1>
<p>La certificazione FSC (Forest Stewardship Council) è lo standard di riferimento internazionale per la gestione responsabile delle foreste. Sulle confezioni di carta igienica si trovano tre versioni del logo:</p>
<p><strong>&#8211; FSC 100%</strong>: tutti i materiali provengono da foreste certificate FSC, è il livello più alto;<br />
<strong>&#8211; FSC Riciclato</strong>: il prodotto è fatto al 100% da materiale riciclato verificato;<br />
<strong>&#8211; FSC Mix</strong>: i materiali provengono da una combinazione di foreste certificate, materie riciclate e materie “controllate” (la definizione più ampia e meno rigorosa).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<strong>FSC Mix</strong> è quello che si trova più frequentemente sulla carta igienica di grandi marchi. Non certifica necessariamente un’alta percentuale di materie riciclate. Per chi vuole ridurre l’impatto ambientale, meglio cercare prodotti con certificazione FSC Riciclato o prodotti che dichiarino esplicitamente la percentuale di fibra post-consumo utilizzata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per i <strong>prodotti di bambù</strong> vale la stessa logica: anche il bambù può essere certificato FSC e la certificazione garantisce una gestione più responsabile della filiera, pur con tutti i limiti che questa certificazione ha presentato nel recente passato (ne abbiamo parlato spesso sulla nostra newsletter settimanale inviata agli abbonati, <b><a href="https://www.equapp.it/indipendenza/#abbonati-alla-newsletter" target="_blank" rel="noopener">Imprese e Diritti Umani</a></b>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/cosmetici-sostenibili/">Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/trasporti/auto-elettriche/">Auto elettriche alla prova sostenibiltà: gli impatti su ambiente e diritti umani</a></strong></p>
<figure id="attachment_7369" aria-describedby="caption-attachment-7369" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7369 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-1.jpg" alt="carta igienica ecologica" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-1.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-1-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7369" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/toilet-paper-toilet-paper-loo-4974461/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h1>Carta igienica tra sbiancamento e &#8220;inquinanti eterni&#8221;</h1>
<p>La maggior parte della carta igienica viene sbiancata per renderla bianca e morbida. In passato si usava il <strong>cloro puro</strong>, oggi largamente sostituito dal <strong>biossido di cloro</strong> (processo ECF, Elemental Chlorine Free), che riduce ma non elimina le emissioni di composti del cloro nell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una soluzione più pulita è il processo TCF (<strong>Totally Chlorine Free)</strong>, che utilizza alternative come ossigeno, ozono o perossido di idrogeno. Alcuni marchi offrono carta completamente non sbiancata, riconoscibile per il colore lievemente beige o grigio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un tema meno noto, ma sempre più rilevante, riguarda i cosiddetti <em>forever chemicals</em>, o <strong>PFAS </strong>(sostanze per- e polifluoroalchiliche). <b><a href="https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acs.estlett.3c00094" target="_blank" rel="noopener">Una ricerca </a></b>pubblicata nel 2023 ha rilevato la presenza di PFAS in tutti i 21 campioni di carta igienica testati, provenienti da diverse parti del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I PFAS non vengono aggiunte intenzionalmente al prodotto finale, ma vengono utilizzati nel processo industriale per evitare che la pasta di carta si attacchi ai macchinari; finiscono però nella carta e poi, attraverso il sistema fognario, nell’ambiente acquatico. Si tratta di sostanze che non si degradano in natura — da cui il nome “inquinanti eterni” — e il cui impatto sulla salute è oggetto di crescente attenzione da parte della comunità scientifica e delle autorità regolatorie europee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Il packaging</h1>
<p>Rispetto alla materia prima, il packaging incide in misura minore sull’impatto ambientale complessivo del prodotto, ma non è un aspetto da ignorare. L’obiettivo principale è evitare la plastica, anche quando viene presentata come “riciclabile”: la plastica rimane un materiale prodotto da combustibili fossili e il cui riciclo è ancora largamente inefficiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><a href="https://whogivesacrap.org" target="_blank" rel="noopener">Who Gives A Crap</a></b>, brand australiano disponibile anche in Italia, utilizza carta per avvolgere i singoli rotoli ed è completamente plastic free. È anche uno degli esempi di azienda che collega l’acquisto di carta igienica a un obiettivo sociale: il 50% dei profitti viene destinato a progetti di accesso ai servizi igienici nei paesi a basso reddito, dove la mancanza di strutture servizi adeguate è ancora causa di malattie e morti evitabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/usato-seconda-mano/">Usato e rigenerato: scelte che fanno bene al Pianeta</a></strong><br />
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<figure id="attachment_7366" aria-describedby="caption-attachment-7366" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7366 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-3.jpg" alt="carta igienica sostenibile" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-3.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/06/carta-igienica-3-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7366" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/your-shopping-cart-contains-5622049/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<h1>La carta igienica è vegana?</h1>
<p>La carta igienica non è necessariamente vegana: alcuni produttori utilizzano <strong>gelatina animale</strong> come collante nel processo di lavorazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi vuole evitare ingredienti di origine animale dovrebbe cercare marchi che certifichino esplicitamente l’assenza di tali ingredienti, idealmente con la certificazione della Vegan Society.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Il bidet: una scelta già fatta</h1>
<p>Se sei in Italia e hai un bidet in bagno, hai già fatto inconsapevolmente una scelta più sostenibile rispetto a molti consumatori europei. L’Italia è storicamente uno dei paesi con la più alta diffusione del bidet nel continente, e questo si traduce in un consumo di carta igienica pro capite mediamente inferiore rispetto a paesi dove il bidet è quasi assente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi non lo usa abitualmente potrebbe considerare di farlo: riduce in modo significativo il consumo di carta. In alternativa, le doccette da applicare al wc sono poco costose, facilmente installabili e sempre più diffuse anche fuori dall’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fonte: rielaborazione Equa su informazioni di <b><a href="https://www.ethicalconsumer.org/home-garden/shopping-guide/ethical-toilet-paper" target="_blank" rel="noopener">Ethical Consumer</a></b></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/carta-igienica/carta-igienica-vergine-riciclata-bambu/">Carta igienica: meglio vergine, riciclata o di bambù?</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
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		<item>
		<title>Creme solari: come scegliere quelle più etiche</title>
		<link>https://www.equapp.it/cosmetici/creme-solari/</link>
					<comments>https://www.equapp.it/cosmetici/creme-solari/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:48:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[Cosmetici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Delle creme solari non possiamo fare a meno per motivi di salute. Ma possiamo cercare di scegliere le migliori da un punto di vista etico. Ecco come fare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/creme-solari/">Creme solari: come scegliere quelle più etiche</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato delle <strong>creme solari </strong>è in continua espansione, tanto che <b><a href="https://www.marketgrowthreports.com/it/market-reports/sunscreen-cream-market-109004" target="_blank" rel="noopener">si stima</a></b> un “tasso di crescita annuo composto” del 5,2% tra il 2026 e il 2035. E il fattore di protezione solare è sempre più integrato in fondotinta e creme idratanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La consapevolezza del rischio di cancro della pelle, del fotoinvecchiamento e dell’esposizione ai raggi UV durante tutto l’anno è aumentata insieme all’attenzione verso ingredienti e impatto ambientale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per questo motivo, unito all’arrivo dell’estate, abbiamo scelto occuparci dell’eticità di questi prodotti, soprattutto dal punto di vista della salute, dell’ambiente e del rispetto degli animali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma prima di entrare in questi dettagli, cerchiamo di dare alcune informazioni di base per capire di cosa parliamo, anche con l’aiuto del nostro partner britannico, <b><a href="https://www.ethicalconsumer.org/" target="_blank" rel="noopener">Ethical Consumer</a></b> (<b><a href="https://www.equapp.it/">Equa </a></b>non ha ancora avuto la possibilità di analizzare nel dettaglio questo prodotto).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/boicottaggio/boicottare-israele-nome-per-nome/">Boicottare Israele, nome per nome</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/cosmetici-sostenibili/">Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti</a></strong></p>
<figure id="attachment_7182" aria-describedby="caption-attachment-7182" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7182 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari-2.jpg" alt="creme solari migliori" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari-2.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari-2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7182" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/sun-protection-sunshine-solar-man-224274/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Crema solare chimica vs crema minerale</h2>
<p>La maggior parte delle lozioni solari rientra in due grandi categorie, a seconda degli ingredienti attivi utilizzati: creme solari chimiche e creme solari minerali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Creme solari chimiche</h3>
<p>Le creme solari chimiche contengono composti che assorbono i raggi UV e li rilasciano dalla pelle sotto forma di raggi infrarossi, ovvero calore. Rispetto alle creme minerali, si distribuiscono più facilmente sulla pelle, richiedendo quantità inferiori; inoltre resistono meglio all’acqua o al sudore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altra parte, alcuni dei principi attivi chimici utilizzati possono provocare reazioni allergiche sulla pelle sensibile e alcuni, come <strong>homosalate </strong>e <strong>oxybenzone</strong>, non sono considerati sicuri nelle quantità impiegate, sebbene alcuni studi contestino questa posizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Esistono inoltre preoccupazioni riguardo ai potenziali effetti dannosi delle creme chimiche quando vengono lavate via dalla pelle e finiscono nell’ambiente, soprattutto per quanto riguarda il rischio per le barriere coralline (vedi più sotto).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Creme solari con ossido di zinco e biossido di titanio</h3>
<p>Gli ingredienti attivi delle creme minerali sono <strong>ossido di zinco</strong> e/o <strong>biossido di titanio</strong>, composti presenti in natura (anche se i minerali utilizzati sono prodotti sinteticamente). Proteggono la pelle formando una barriera superficiale che disperde parte dei raggi UV e ne assorbe il resto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2022, la Food and Drug Administration statunitense ha dichiarato che, tra i 16 ingredienti attivi esaminati (quelli che proteggono dai raggi UV), solo ossido di zinco e biossido di titanio sono “generalmente riconosciuti come sicuri ed efficaci”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le creme minerali tendono a essere più delicate sulla pelle sensibile rispetto a quelle chimiche, poiché contengono generalmente meno allergeni chimici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Agendo sulla superficie cutanea, però, risultano più difficili da stendere e si rimuovono più facilmente con acqua e sudore. Possono inoltre lasciare uno strato bianco visibile, a meno che non vengano utilizzate nanoparticelle (vedi più sotto).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualunque opzione si scelga, il principio è simile: ridurre la quantità di raggi UV assorbiti dalla pelle per proteggerla dai danni e dal rischio di cancro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/trasporti/auto-elettriche/">Auto elettriche alla prova sostenibiltà: gli impatti su ambiente e diritti umani</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/usato-seconda-mano/">Usato e rigenerato: scelte che fanno bene al Pianeta</a></strong></p>
<figure id="attachment_7183" aria-describedby="caption-attachment-7183" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7183 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari-1.jpg" alt="creme solari con ossido di zinco e biossido di titanio" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari-1.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari-1-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7183" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/solar-protection-summer-scald-993354/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Nanoparticelle e salute</h2>
<p>Le particelle di ossido di zinco (ZnO) e biossido di titanio (TiO2), tradizionalmente usate nelle creme minerali, non si assorbono facilmente e possono lasciare un effetto bianco visibile. I produttori hanno scoperto che il problema può essere risolto riducendo questi minerali in nanostrutture molto piccole, che si integrano più facilmente nella pelle. L’ingegnerizzazione e l’applicazione di materiali su scala pari o inferiore a 100 nanometri prende il nome di nanotecnologia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le preoccupazioni sulla nanotecnologia riguardano principalmente i potenziali effetti nocivi sul corpo umano. Sebbene molte nanoparticelle esistano naturalmente, le sostanze sintetiche di queste dimensioni sono relativamente recenti e la ricerca su come organismi viventi e ambiente interagiscano con esse è ancora limitata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Detto ciò, le ricerche suggeriscono che le nanoparticelle presenti nelle creme solari non penetrano nella pelle sana, nemmeno dopo applicazioni ripetute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spray e polveri solari che generano nanoparticelle sospese nell’aria possono però essere inalati. Le particelle molto piccole nei polmoni possono essere associate a rischi respiratori. Il biossido di titanio è sospettato di essere cancerogeno se inalato. Per precauzione, i prodotti contenenti TiO2 oltre una certa soglia devono riportare un’avvertenza in etichetta. È probabilmente consigliabile evitare questi tipi di prodotti o usarli con molta cautela.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’impatto ambientale delle nanoparticelle di TiO2 o ZnO è ancora poco compreso, ma è noto che l’ossido di zinco può essere particolarmente tossico per la vita acquatica ad alte concentrazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Barriere coralline: cosa dice la scienza</h2>
<p>Le preoccupazioni riguardo al rapporto tra crema solare e barriere coralline circolano da oltre un decennio. Le prove scientifiche stanno aumentando, ma la questione è più sfumata rispetto a quanto suggeriscono molti titoli virali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ricerche recenti confermano che i filtri UV vengono rilevati regolarmente in acqua marina, sedimenti e organismi marini, soprattutto nelle aree ad alta affluenza turistica. Tuttavia, gli scienziati sottolineano che le stime globali sono incerte e dipendono dai metodi utilizzati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli studi hanno rilevato che alcuni filtri UV, tra cui oxybenzone e octinoxate, possono danneggiare le barriere coralline. Sono stati associati allo sbiancamento dei coralli, a danni al Dna dei coralli giovani e a squilibri ormonali in alcune specie marine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Detto questo, trasferire i risultati ottenuti in laboratorio agli ecosistemi reali è complesso. I dati sul campo mostrano che questi composti sono presenti nelle zone balneari popolari, ma le concentrazioni variano notevolmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le principali revisioni scientifiche evidenziano che l’aumento delle temperature marine, l’acidificazione degli oceani, l’inquinamento da nutrienti e la pesca eccessiva restano le cause principali del declino delle barriere coralline. La crema solare rappresenta quindi un possibile fattore aggiuntivo, soprattutto in baie chiuse ad alta presenza turistica, ma difficilmente la causa principale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per chi consuma in modo etico, la domanda non dovrebbe essere “Dovrei usare la crema solare?”, ma piuttosto “Come possiamo richiedere formulazioni più sicure, etichette più chiare e regolamentazioni ambientali più forti, proteggendo al tempo stesso la salute umana?”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
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<strong>• <a href="https://www.equapp.it/elettronica/imprese-e-diritti-umani-cellulari/">Imprese e diritti umani: il caso delle aziende che vendono cellulari in Italia</a></strong></p>
<figure id="attachment_7184" aria-describedby="caption-attachment-7184" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7184 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari.jpg" alt="creme solari naturali" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/05/creme-solari-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7184" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/sun-sunblock-sun-block-balm-creme-791524/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Creme solari migliori: gli ingredienti biologici</h2>
<p>Acquistare creme certificate biologiche garantisce un impatto ambientale ridotto ed evita alcune sostanze potenzialmente dannose. Detto questo, nessun ingrediente attivo solare può essere biologico. Gli ingredienti biologici riguardano invece quelli inattivi, come aloe vera, oli di semi e simili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le etichette, normalmente, segnalano gli ingredienti biologici utilizzati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Benessere animale</h2>
<p>Le creme solari contengono spesso ingredienti di origine animale come cheratina e lanolina, oltre a miele e cera d’api. Alcune sono completamente <strong>vegane </strong>(come Attitude e Green People, per esempio).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sebbene i test sugli animali nell’industria cosmetica siano in gran parte vietati nel nell’Unione europea, centinaia di migliaia di animali vengono ancora utilizzati nei test cosmetici nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molti marchi, infatti, dichiarano di non testare il prodotto finale sugli animali, ma diversi non forniscono politiche significative per ridurre il rischio di test nella catena di fornitura oppure ammettono test “per ragioni mediche o legali”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il logo e la certificazione <strong>Leaping Bunny</strong> vengono spesso utilizzati dai marchi per le loro politiche sui test animali. Anche se un prodotto riporta questo logo, non significa necessariamente che sia vegano, poiché lo schema consente ingredienti di origine animale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Olio di palma</h2>
<p>L’olio di palma e i suoi derivati sono comunemente usati nelle creme solari. Agiscono come emulsionanti, stabilizzanti e idratanti. Nei cosmetici non compare quasi mai semplicemente come “olio di palma”, ma sotto nomi diversi come <strong>cetearyl alcohol</strong>, <strong>glyceryl stearate</strong>, <strong>stearic acid </strong>e altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La domanda globale di olio di palma negli ultimi decenni ha avuto conseguenze devastanti nei paesi tropicali: foreste distrutte, spesso attraverso incendi, conversione in piantagioni, sfollamento di comunità e fauna selvatica, emissioni di gas serra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le aziende affrontano il problema in modi molto diversi: alcune non forniscono informazioni sull’approvvigionamento, altre riformulano i prodotti per evitarlo completamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>SPF e UVA: qual è la differenza</h2>
<p>L’esposizione al sole è ritenuta responsabile della grande maggioranza dei casi di cancro cutaneo. Le creme più sicure sono quindi quelle che garantiscono la migliore protezione dai raggi UV dannosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le creme utilizzano diversi sistemi di valutazione e comprenderli non è sempre semplice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il fattore di protezione solare (<strong>SPF</strong>) è stato introdotto nel 1974 e rappresenta la frazione di raggi che causano scottature che raggiunge la pelle (ad esempio SPF 30 = un trentesimo).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, riguarda solo i raggi <strong>UVB</strong>, responsabili delle scottature visibili e gli unici considerati dannosi all’epoca. Oggi sappiamo anche che una moderata esposizione agli UVB è necessaria per la sintesi della vitamina D (in primavera ed estate, circa 8–10 minuti di sole sono sufficienti).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Successivamente è stato dimostrato che anche i raggi <strong>UVA</strong>, che costituiscono il 95% della radiazione UV solare, possono essere dannosi. Sono associati a tumori cutanei a lungo termine come il melanoma e provocano danni cumulativi alla pelle. A differenza degli UVB, penetrano vetri e nuvole e mantengono un’intensità relativamente costante durante tutto l’anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le etichette moderne includono quindi sia un valore SPF sia un indicatore UVA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Questione di packaging</h2>
<p>Oltre al rilascio di sostanze chimiche, l’industria dei solari contribuisce all’inquinamento oceanico attraverso il massiccio uso di plastica monouso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2025, il mercato globale del packaging per la cura personale era valutato circa 45 miliardi di dollari, con una quota rilevante destinata a plastiche non riciclabili o solo parzialmente riciclabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trovare creme solari prive di bottiglie o tubetti di plastica resta difficile tra i marchi mainstream. Tuttavia, un numero crescente di aziende si sta orientando verso alternative più sostenibili, come il packaging in canna da zucchero usato da Green People, per esempio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Lavoratori nelle catene di fornitura</h2>
<p>Le problematiche relative ai diritti del lavoro nell’industria della crema solare emergono soprattutto lungo la catena globale degli ingredienti, più che negli stabilimenti produttivi. Le criticità maggiori riguardano le filiere di <strong>mica</strong> e <strong>olio di palma</strong>, spesso provenienti da paesi con normative sul lavoro meno rigorose.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La crema solare Odylique, per esempio, è certificata dalla <strong>Fairtrade Foundation</strong>, cosa molto rara nel settore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche Neal’s Yard dichiara di utilizzare ingredienti Fairtrade.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fonte dell&#8217;articolo: rielaborazione <a href="https://www.equapp.it/">Equa</a> su informazioni di Ethical Consumer (in inglese)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/creme-solari/">Creme solari: come scegliere quelle più etiche</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
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		<title>Auto elettriche alla prova sostenibiltà: gli impatti su ambiente e diritti umani</title>
		<link>https://www.equapp.it/trasporti/auto-elettriche/</link>
					<comments>https://www.equapp.it/trasporti/auto-elettriche/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 17:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.equapp.it/?p=7125</guid>

					<description><![CDATA[<p>Siamo sicuri che comprare auto elettriche sia positivo per ambiente e diritti umani? E come valutiamo quelle ibride? Emissioni a parte, quali sono gli impatti? Ecco quello che c'è da sapere su auto elettriche e sostenibilità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/trasporti/auto-elettriche/">Auto elettriche alla prova sostenibiltà: gli impatti su ambiente e diritti umani</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo sicuri che comprare auto elettriche sia positivo per l’ambiente? E come valutiamo quelle ibride? Emissioni dell’auto a parte, quali sono gli impatti da mettere sul piatto? E per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani? E per gli animali, c’è qualcosa da valutare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Già, le domande che ruotano a questo oggetto ancora un po’ misterioso (e costoso) sono davvero tante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed è per questo che, nei limiti di quello che è possibile dire oggi &#8211; si tratta di un prodotto in rapido cambiamento &#8211; abbiamo cercato di dare qualche informazione e di mettere un po&#8217; di puntini sulle “i”. Stando però sempre alla larga, come è nel nostro stile, dalle facili semplificazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partiamo, dunque… buona lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Auto elettriche e minerali</h2>
<p>Tutte le auto utilizzano grosse quantità di <strong>acciaio, alluminio, rame e manganese</strong>. Ma i veicoli elettrici hanno bisogno di sei volte più minerali rispetto a quelli convenzionali, dato che usano molto <strong>litio, cobalto, nichel e grafite</strong>, oltre a piccole quantità di <strong>zinco </strong>e metalli delle cosiddette “<strong>terre rare</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le preoccupazioni per gli abusi all&#8217;interno dell&#8217;estrazione mineraria si sono concentrate in particolare su cobalto e litio.</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Batterie al litio</h3>
<p>Questo metallo, noto anche come &#8220;oro bianco&#8221;, è una componente essenziale delle <strong>batterie </strong>per auto elettriche e si prevede che la sua domanda globale aumenterà di oltre quaranta volte entro il 2040. Il più grande produttore di litio attualmente è l&#8217;<strong>Australia</strong> e ci sono grandi depositi in <strong>Cina</strong> e in alcune parti d&#8217;Europa, tra cui il Portogallo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, oltre la metà delle riserve di litio conosciute si trova nel &#8220;triangolo del litio&#8221; sudamericano che si estende in <strong>Cile, Argentina e Bolivia.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si trova per lo più in serbatoi sotterranei sotto le saline. Viene estratto pompando la salamoia e facendo evaporare l&#8217;acqua. Le regioni che circondano le attività estrattive stanno vivendo un <strong>degrado ambientale </strong>accelerato, principalmente guidato dalla trasformazione delle saline in stagni operativi, peggiorando le condizioni di siccità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spesso, inoltre, le aziende non consultano o compensano adeguatamente le persone colpite e causano <strong>danni socio-ambientali </strong>significativi. E le proteste locali contro l&#8217;estrazione mineraria sono a volte represse violentemente (come denunciato per esempio dal Guardian, nel 2024, in riferimento ai manifestanti indigeni nella provincia settentrionale argentina di Jujuy).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche <strong>la biodiversità soffre</strong>: i fenicotteri, specie diffusa nell’altopiano andino, stanno lentamente morendo a causa della ridotta disponibilità di cibo e della distruzione dell’habitat.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando si tratta di elaborare le celle delle batterie agli ioni di litio, inoltre, un rapporto di <strong>Anti-Slavery International </strong>e partner nel 2024 ha affermato che la percentuale elaborata nella regione uigura, dove c&#8217;è una persecuzione sistematica da parte del governo cinese, continua a crescere.</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L&#8217;estrazione del cobalto</h3>
<p><strong>Una batteria </strong>media per auto elettriche ha bisogno di <strong>oltre 10 kg di cobalto</strong>. Il 70% di questo materiale nel mondo proviene dalla <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>. E circa un quinto proviene da <strong>piccole miniere artigianali</strong> in cui si scava a mano all’interno di tunnel pericolosi, spesso senza dispositivi di protezione e talvolta da bambini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Peraltro, l’aumento dell&#8217;estrazione di cobalto e rame su scala industriale nel Paese africano ha portato allo <strong>sfollamento forzato </strong>di intere comunità, nonché gravi violazioni dei diritti umani. Sebbene alla popolazione locale venga promesso un compenso e migliori condizioni di vita in seguito alla delocalizzazione, in realtà accade spesso il contrario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I brand col punteggio più alto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Considerando esclusivamente la questione dei materiali di conflitto, tra tutte le analisi compiute dal nostro partner britannico, <em>Ethical Consumer</em>, spicca una società, la <strong>Bmw</strong>, seguita dalla <strong>Volkswagen</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/boicottaggio/boicottare-israele-nome-per-nome/">Boicottare Israele, nome per nome</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/alimentari/uova-di-pasqua-cioccolato/">Uova di Pasqua: come scegliere quelle più etiche</a></strong></p>
<figure id="attachment_7130" aria-describedby="caption-attachment-7130" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettriche.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7130 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettriche.jpg" alt="auto elettriche emissioni" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettriche.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettriche-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7130" class="wp-caption-text">Auto elettrica in carica &#8211; Foto: Automobile Italia (via <a href="https://www.flickr.com/photos/automobileitalia/35631324670" target="_blank" rel="noopener">Flickr</a>)</figcaption></figure>
<h2>Auto elettriche e sostenibilità: emissioni di carbonio nel processo di produzione</h2>
<p>L&#8217;impatto sul carbonio della produzione di un&#8217;auto dipende sia dall&#8217;auto sia da come questo dato viene stimato. In ogni caso, è risaputo che <strong>la produzione di un veicolo elettrico ha un impatto di carbonio più elevato </strong>rispetto a un&#8217;auto a benzina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molto dell&#8217;extra è l&#8217;elettricità utilizzata per fare la batteria. L&#8217;estrazione di litio, cobalto e nichel, che sono cruciali per le batterie, e la loro produzione, richiedono temperature molto elevate, e quindi molta energia. <strong>La costruzione </strong>di un nuovo veicolo elettrico può produrre circa <strong>l&#8217;80% in più di emissioni </strong>rispetto alla costruzione di un&#8217;auto a benzina comparabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali fonti di energia vengono utilizzate nella produzione di batterie, quindi, può fare una grande differenza. Greenpeace ha riferito nel 2025 che le emissioni manifatturiere in Polonia e Cina sono “da due a quattro volte superiori a quelle di strutture europee comparabili”. La raccomandazione di Greenpeace è che i produttori di batterie adottino il 100% di elettricità rinnovabile il più rapidamente possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sebbene il carbone abbia ancora un uso significativo nell’approvvigionamento energetico in Cina, l’energia pulita ha generato un record del 44% dell’elettricità del paese nel 2024.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Attualmente, una persona che guida una distanza media in un&#8217;auto elettrica di dimensioni medie sull&#8217;elettricità della rete del Regno Unito, per esempio, <strong>ripagherà il debito di produzione extra di carbonio in circa 2 anni.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poiché la vita media di un&#8217;auto nel Regno Unito è di 13 anni, <strong>i veicoli elettrici valgono dunque sicuramente la pena in termini climatici </strong>se si sta acquistando un&#8217;auto nuova. Il risparmio, inoltre, aumenterà man mano che la rete elettrica utilizzerà sempre più energia rinnovabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Auto ibride</h2>
<p>Le auto ibride sembrano essere molto lontane dalla soluzione che avevano originariamente promesso. Un recente studio di una coalizione europea di ong chiamata <em>Transport and Environment </em>ha rilevato, dopo aver analizzato 800.000 auto europee, che <strong>le emissioni del mondo reale degli ibridi plug-in sono quasi cinque volte maggiori rispetto ai test </strong>di laboratorio indicati. Il divario è in gran parte dovuto a ipotesi irrealistiche sulla proporzione di guida fatta in modalità elettrica, il che significa che le emissioni sono significativamente sottovalutate. Mentre si presume che la quota di guida elettrica sia dell&#8217;84%, i dati del mondo reale indicano che è solo intorno al 27 per cento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo rende <strong>gli ibridi plug-in deludenti </strong>da un punto di vista ambientale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/imballaggi-sostenibili/">Imballaggi sostenibili: chi vince tra tetrapak, vetro, lattina e plastica</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/usato-seconda-mano/">Usato e rigenerato: scelte che fanno bene al Pianeta</a></strong></p>
<figure id="attachment_7128" aria-describedby="caption-attachment-7128" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettriche-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7128 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettriche-2.jpg" alt="auto elettriche sostenibilità" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettriche-2.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/auto-elettriche-2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7128" class="wp-caption-text">Auto elettrica Tesla &#8211; Foto: mangopulp2008 (via <a href="https://www.flickr.com/photos/28370466@N05/18378836753/in/photolist-u15kRK-7JbUsG-9uxAmX-7JbUA1-5kzmh7-6aa3z1-6a5RWT-6mQKw7-6aa2PQ-6mQKNs-6mLzKR-3rKVmv-3buzzf-6mQJKd-3buxKb-3bq5Gn-6KqEVM-5X7ug2-2kr4cqB-5X7ust-uEtseB-2mS8Byb-8fwAoL-uEkSZd-oKfTqp-bX8bum-bX8bKj-bX8bZu-zEGCQ-zEGFo-UuKeHY-DJrxLK-uEkGZy-4WdT87-tZV3Xo-u15EAZ-uXchRF-uWrDRq-D1Ho92-auZNgA-auX7vn-eihvYi-6ZE7PY-6ZE811-8wTkwn-6ZE7qd-8wWjSJ-6ZA6T4-5CCMw5-6J3kP1" target="_blank" rel="noopener">Flickr</a>)</figcaption></figure>
<h2>Auto elettriche di seconda mano</h2>
<p>Mentre il mercato dell’elettrico continua ad espandersi, anche le <strong>opzioni per un&#8217;auto usata</strong> stanno crescendo, anche se la ricerca è senz’altro molto più difficoltosa rispetto a un veicolo tradizionale di seconda mano. Ad ogni modo, questa soluzione offre diversi vantaggi, discorso economico a parte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Innanzitutto, ci sono meno problemi con le <strong>emissioni di gas serra </strong>(e gli impatti minerari), che avvengono in fase di produzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La più grande preoccupazione in questo caso è la <strong>salute della batteria </strong>in quanto, se dovesse essere sostituita al di fuori della garanzia, i costi potrebbero essere molto elevati. Studi provenienti da Svezia e Regno Unito, comunque, suggeriscono che<strong> le batterie elettriche usate sono affidabili</strong>: entrambe le indagini hanno rilevato che la maggior parte delle auto conservava almeno il 90% della capacità della batteria originariamente dichiarata anche dopo 100.000 miglia (circa 160.000 km).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Microplastiche e pneumatici</h2>
<p>Sebbene le auto elettriche taglino le emissioni di scarico, <strong>gli pneumatici</strong>, sia per le elettriche sia per quelle a combustione interna, <strong>sono responsabili di un quarto delle microplastiche </strong>nell&#8217;ambiente, secondo gli accademici dell&#8217;Università di Portsmouth. I veicoli elettrici sono generalmente più pesanti dei veicoli a combustione e potenzialmente rappresentano quindi un peso maggiore del traffico sulla strada, accentuando così l&#8217;usura degli pneumatici sulle strade e producendo una maggiore quantità di particolato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli pneumatici per auto sono compositi high-tech, contenenti centinaia di sostanze chimiche diverse, e questo può pesare molto sull’impatto ambientale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno studio della Lancaster University ha affermato che il pneumatico medio perderà circa 4 kg di microplastiche nel corso della sua vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Veicoli elettrici: valutazione su Israele-Palestina</h2>
<p>Nelle valutazioni di <em>Ethical Consumer</em>, <strong>Ford, Mercedes-Benz, Toyota e Volkswagen </strong>hanno ottenuto il punteggio più basso a causa dei collegamenti con l&#8217;esercito israeliano. Ad esempio, Ford ha camioncini commerciali che sono adattati per l&#8217;esercito israeliano, mentre Mercedes-Benz ha venduto 112 camion Arocs all&#8217;esercito di Tel Aviv.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche <strong>Tesla </strong>e il <strong>Gruppo Tata </strong>sono state penalizzate per stretti legami con il governo israeliano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il più grande azionista individuale di Tesla, <strong>Elon Musk</strong>, ha inoltre tenuto una conference call con il primo ministro Benjamin Netanyahu nel 2025 insieme ad altri politici di alto rango per discutere la cooperazione tra Israele e Tesla. Nel mondo sono attive varie campagne di boicottaggio ai danni di Tesla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Le migliori auto elettriche per il clima</h2>
<p>Considerando le azioni e le politiche sul clima, nell’analisi di <em>Ethical Consumer </em>solo un’azienda, la <strong>Polestar</strong>, raggiunge il punteggio massimo, mentre altre due, la <strong>Hyundai </strong>e la <strong>Kia</strong>, sono le sole ad aver calendarizzato la loro uscita dal settore dei motori termici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da un punto di vista strettamente ambientale, segnala ancora <em>Ethical Consumer</em>, anche la <strong>Tesla</strong> “potrebbe essere stato un acquisto attraente”, ma il finanziamento dei partiti politici che negano il cambiamento climatico da parte di Elon Musk è uno dei motivi (non il solo) del boicottaggio globale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Diritti dei lavoratori poco rispettati</h2>
<p>La maggior parte delle case automobilistiche ha ottenuto zero punti nelle analisi di <em>Ethical Consumer </em>a causa del trattamento dei lavoratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra quelle che hanno fatto leggermente meglio si segnalano <strong>Renault/Dacia </strong>e <strong>Honda</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Auto elettriche: produttori e benessere animale</h2>
<p>Un sondaggio condotto sugli <strong>interni di auto </strong>da Peta, la più grande organizzazione non-profit al mondo a sostegno del benessere animale, suggerisce che l&#8217;industria automobilistica sta migliorando le sue prestazioni in questo campo. <strong>Tesla</strong> ha aperto la strada nell’offerta di interni di auto vegane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Renault </strong>ha firmato un accordo con Peta per eliminare gli interni in pelle animale in tutta la sua gamma entro la fine del 2025, così come ha fatto <strong>Volvo</strong>, iniziando una transizione dalla pelle nei suoi veicoli elettrici entro il 2030.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mercedes-Benz</strong>, da parte sua, ha annunciato nel 2025 di aver sviluppato interni per auto che hanno raggiunto un marchio “Vegan Society”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molti altri produttori di veicoli elettrici stanno eliminando gradualmente la pelle o cercano alternative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutti i dettagli e i punteggi delle singole case automobilistiche sono riportati nella guida al settore pubblicata da <b><a href="https://www.ethicalconsumer.org/" target="_blank" rel="noopener"><em>Ethical Consumer</em></a></b><em> </em>(in inglese), che rappresenta la fonte principale di questa edizione di Consumi Responsabili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/trasporti/auto-elettriche/">Auto elettriche alla prova sostenibiltà: gli impatti su ambiente e diritti umani</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
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		<title>Etichetta Made in Italy: ecco cosa ci dice</title>
		<link>https://www.equapp.it/consumo-responsabile/etichetta-made-in-italy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 14:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.equapp.it/?p=7102</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando vediamo un'etichetta Made in Italy la associamo spesso a filiere più corte, minori emissioni legate al trasporto, maggiore tutela del lavoro. Ma non è sempre così</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/etichetta-made-in-italy/">Etichetta Made in Italy: ecco cosa ci dice</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di consumo responsabile, il <strong><em>Made in Italy</em> </strong>viene spesso indicato come una scelta preferibile: filiere più corte, minori emissioni legate al trasporto, standard di tutela del lavoro generalmente più elevati rispetto a molti Paesi extra-Ue e la possibilità di non sostenere regimi autoritari o contesti segnati da gravi violazioni dei diritti e dell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma quanto possiamo essere certi, quando acquistiamo un prodotto con la dicitura <em>Made in Italy</em>, che sia stato davvero realizzato in Italia? E <strong>cosa possiamo capire leggendo le etichette?</strong> Siamo sicuri che in questo modo sceglieremo prodotti che sono stati realizzati senza sfruttamento di lavoratrici e lavoratori?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma, <strong>la questione è più complessa</strong> di quanto possa apparire a prima vista. E abbiamo quindi scelto di approfondirla, per poter orientare i nostri acquisti in modo più consapevole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>L&#8217;etichetta <em>Made in Italy</em> nella normativa</h2>
<p>Nel linguaggio comune, <em>Made in Italy</em> viene spesso interpretato come interamente prodotto in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, la normativa europea e italiana definisce il <em>Made in Italy</em> in base alla “<strong>origine non preferenziale</strong>” della merce: un prodotto può essere indicato come <em>Made in Italy</em> quando l’<strong>ultima trasformazione o lavorazione sostanziale </strong>è avvenuta in Italia, anche se parti o semilavorati provengono dall’estero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A stabilirlo è il <strong>Codice Doganale</strong> dell’Unione europea (Regolamento UE 952/2013 e relative norme di attuazione).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/usato-seconda-mano/">Usato e rigenerato: scelte che fanno bene al Pianeta</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/cosmetici-sostenibili/">Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti</a></strong></p>
<figure id="attachment_7109" aria-describedby="caption-attachment-7109" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/made-in-italy-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7109 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/made-in-italy-2.jpg" alt="etichetta made in italy tessile" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/made-in-italy-2.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/made-in-italy-2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7109" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/label-clothing-label-woven-label-355115/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Quando un prodotto può essere <em>Made in Italy</em></h2>
<p>Secondo la disciplina sull’origine non preferenziale:</p>
<p>• un prodotto può essere considerato italiano se è <strong>interamente ottenuto in Italia</strong> (come prodotti agricoli raccolti e lavorati in Italia);</p>
<p>• oppure se in Italia è avvenuta l’<strong>ultima lavorazione sostanziale</strong>, anche se componenti o materie prime provengono da altri Paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo principio è fondamentale: la dicitura <em>Made in Italy</em> non riguarda tutte le fasi produttive, ma può interessare solo <strong>l’ultima lavorazione significativa</strong> che dà al prodotto la sua identità industriale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>&#8220;100% Made in Italy&#8221; e altre diciture: questione di etichetta</h2>
<p>Esistono indicazioni più specifiche rispetto al generico <em>Made in Italy</em>:</p>
<p>• “<strong>100% Made in Italy</strong>”, “<strong>100% Italia</strong>” o “<strong>Tutto italiano</strong>” sono riservate ai prodotti realizzati interamente in Italia: progettazione, lavorazione e confezionamento esclusivamente nel territorio italiano;</p>
<p>• per prodotti che <strong>non sono di origine italiana</strong>, ma riportano nome o marchio italiano, è richiesto che l’etichetta sia accompagnata da una <strong>specifica informativa</strong> sul Paese di produzione (per esempio: “prodotto fabbricato in …”, “importato da …”).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In altre parole: un capo <em>Made in Italy</em> può non essere stato prodotto interamente in Italia, purché l’ultima lavorazione sostanziale sia stata fatta nel nostro Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/boicottaggio/boicottare-israele-nome-per-nome/">Boicottare Israele, nome per nome</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/alimentari/uova-di-pasqua-cioccolato/">Uova di Pasqua: come scegliere quelle più etiche</a></strong></p>
<p><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/made-in-italy.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7111 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/made-in-italy.jpg" alt="etichetta made in italy abbigliamento" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/made-in-italy.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/03/made-in-italy-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></p>
<h2>Cosa NON garantisce il <em>Made in Italy</em></h2>
<p>La dicitura non garantisce automaticamente che:</p>
<p>• tutte le <strong>materie prime </strong>siano italiane, né che tutte le <strong>fasi della filiera </strong>produttiva siano state svolte nello stesso Paese;</p>
<p>• un prodotto sia stato realizzato da lavoratori con standard di tutela superiori o con <strong>condizioni di lavoro </strong>compatibili con quelli italiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La normativa è orientata all’<strong>origine doganale</strong> del bene (ultimo luogo di trasformazione sostanziale), non alla tracciabilità completa della filiera produttiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Leggere l&#8217;etichetta in modo critico</h2>
<p>Quando si cerca trasparenza sull’origine, dobbiamo dunque tenere presente i seguenti aspetti:</p>
<p>• la dicitura <em><strong>Made in Italy</strong></em> indica soprattutto l’ultima fase significativa di lavorazione, secondo le regole doganali, non la provenienza di ogni componente;</p>
<p>• espressioni come “<strong>prodotto in Italia</strong>”, “confezionato in Italia” o “assemblato in Italia” non assicurano che tutte le parti del prodotto siano italiane;</p>
<p>• “<strong>Design italiano</strong>” / “<strong>Designed in Italy</strong>”: riguarda solo la progettazione, non la produzione;</p>
<p>• “<strong>Assemblato in Italia</strong>” spesso segnala che i componenti principali sono stati prodotti altrove;</p>
<p>• per avere maggiore chiarezza su filiera e provenienza delle materie prime, è utile cercare <strong>etichette aggiuntive</strong> (per esempio: “ingredienti coltivati in …”, “componenti di …”), quando disponibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nota: nel caso degli <strong>alimenti</strong>, la legge richiede anche informazioni sull’origine degli ingredienti primari in alcuni casi, ma questo è disciplinato da norme specifiche per categorie diverse (Regolamento Ue 1169/2011) e non sempre le indicazioni sono obbligatorie per tutti i prodotti alimentari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Etichetta Made in Italy: tessile, alimentare ed elettronica</h2>
<p>Non esiste una regola uguale per tutti i settori riguardo al significato di <em>Made in Italy</em>.</p>
<p><strong>• Abbigliamento e moda</strong>: molto spesso il prodotto può essere assemblato o confezionato in Italia, ma componenti o tessuti possono provenire da altri Paesi, così come la filatura, tessitura e tintura. In questi settori esistono normative specifiche per l’etichettatura dell’origine delle singole fasi (per esempio: legge Reguzzoni per tessile, pelletteria, calzature).</p>
<p><strong>• Alimentare</strong>: le regole sull’etichettatura dell’origine possono essere più complesse e dipendono dal tipo di prodotto. Per alcune categorie è obbligatorio indicare l’origine di determinati ingredienti.</p>
<p><strong>• Elettronica o prodotti complessi</strong>: molte componenti essenziali possono essere fabbricate all’estero. La dicitura <em>Made in Italy </em>può riferirsi all’assemblaggio finale o a fasi specifiche svolte in Italia, ma non esprime necessariamente l’origine completa del prodotto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il concetto di <em>Made in Italy </em><strong>non garantisce una filiera del tutto nazionale</strong> per alcun settore, ma indica dove si colloca il valore finale del prodotto secondo la normativa doganale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Etichettatura ingannevole o falsa: norme e sanzioni</h2>
<p>L’etichettatura ingannevole o falsa sull’origine può essere ritenuta una pratica illecita:</p>
<p>• la <strong>legge italiana</strong> prevede sanzioni in caso di indicazioni false o fallaci sull’origine dei prodotti;</p>
<p>• la <strong>Corte di Cassazione</strong> ha confermato che indicazioni ingannevoli sull’origine possono essere punite come reato quando la dicitura induce in errore il consumatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Paesi da evitare</h2>
<p>Nelle analisi delle aziende realizzate dai ricercatori di Equa, abbiamo considerato “<strong>Paesi oppressivi</strong>” &#8211; e quindi abbiamo penalizzato le imprese che ci hanno collaborato &#8211; quelli contenuti in questo elenco, aggiornato per l’ultima volta nel 2024 dal nostro partner <b><a href="https://www.ethicalconsumer.org/our-ethical-ratings/oppressive-regimes-and-their-allies" target="_blank" rel="noopener"><em>Ethical Consumer</em></a></b> in base a complessi criteri di valutazione: Algeria, Bangladesh, Bielorussia, Repubblica Centrafricana, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Eritrea, Etiopia, India, Iran, Iraq, Israele, Libia, Mali, Messico, Myanmar, Nigeria, Corea del Nord, Filippine, Russia, Arabia Saudita, Somalia, Sudan del Sud, Sudan, Turchia, Uganda, Venezuela.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle prossime analisi, probabilmente, considereremo anche altre fonti, perché Ethical Consumer ha smesso di aggiornare questo elenco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Comprare italiano non è la soluzione definitiva</h2>
<p>Scegliere <em>Made in Italy</em> può essere una decisione sensata dal punto di vista ambientale e sociale, ma solo se accompagnata da <strong>uno sguardo critico</strong>. Le etichette, come abbiamo visto, aiutano, ma non raccontano tutto. E settori diversi seguono regole e pratiche molto diverse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per un consumo davvero responsabile, il <em>Made in Italy </em>è <strong>un punto di partenza</strong>, non un punto di arrivo. E anche nel nostro Paese, del resto, non mancano casi di caporalato o di gravi violazioni dei diritti dei lavoratori, come è emerso recentemente dalle indagini della procura di Milano per <a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/sfruttamento/" target="_blank" rel="noopener">sfruttamento</a> su molti marchi di abbigliamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Boicottare un intero Paese</strong>, ad ogni modo, può essere importante per mandare un segnale politico e provocare cambiamenti positivi: dall&#8217;apartheid in Sudafrica all&#8217;attuale situazione in Israele, Russia e Myanmar, rifiutarsi di commerciare o consumare è un modo per affrontare direttamente la violenza di Stato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/etichetta-made-in-italy/">Etichetta Made in Italy: ecco cosa ci dice</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
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		<title>Usato e rigenerato: scelte che fanno bene al Pianeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 13:25:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa succede quando compriamo prodotti nuovi e quali piattaforme ci aiutano a fare acquisti pensando all'ambiente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/usato-seconda-mano/">Usato e rigenerato: scelte che fanno bene al Pianeta</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni la quantità di <strong>rifiuti generati da apparecchiature elettroniche, abbigliamento e prodotti per la casa</strong> continua crescere, provocando danni ambientali e sociali devastanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia non fa eccezione. Secondo l’ultimo rapporto <strong>Eurostat</strong>, per esempio, nel 2023 sono stati immessi sul mercato nel nostro Paese 33,2 kg di nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche per abitante, mentre ne sono stati smaltiti correttamente appena 8,6 kg. A questo si aggiunge il peso ambientale delle materie prime necessarie per produrre nuovi articoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ripensare il consumo in modo responsabile significa quindi <strong>considerare alternative già disponibili</strong>, come acquistare usato, ricondizionato o riparato. È una scelta che riduce l’impatto negativo dei prodotti e, nella maggior parte dei casi, permette anche un risparmio economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo quindi scelto di occuparcene in maniera approfondita, chiarendo i termini della questione e dando alcune indicazioni pratiche. Con una sola, doverosa, avvertenza: abbiamo raccolto informazioni utili, ma <strong>non consigliamo in particolare alcun portale o rivenditore</strong> tra quelli elencati di seguito. Chiariamo anche, per trasparenza, che la nostra associazione non guadagna nulla da queste segnalazioni, che facciamo in <strong>piena autonomia</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Usato e rigenerato: vantaggi per ambiente e portafoglio</h2>
<p>Optare per dare una seconda vita a un prodotto produce benefici immediati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>• Riduzione della domanda di materie prime</strong>: meno estrazione di minerali, meno lavorazioni ad alto impatto.</p>
<p><strong>• Taglio delle emissioni</strong>: in molti casi un prodotto rigenerato può comportare oltre l’80% di emissioni climalteranti in meno rispetto a uno nuovo.</p>
<p><strong>• Risparmio economico</strong>: l’usato consente di abbassare drasticamente i costi, mentre il rigenerato offre un compromesso sostenibile e una garanzia sul prodotto.</p>
<p><strong>• Prolungamento del ciclo di vita</strong>: si riduce il flusso di rifiuti e si rallenta il ritmo della cosiddetta “obsolescenza programmata”, la pratica di progettare prodotti con una durata limitata affinché sia necessario acquistarne di nuovi dopo un breve periodo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/cosmetici-sostenibili/">Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti</a></strong><br />
<strong>• </strong><a href="https://www.equapp.it/boicottaggio/boicottare-israele-nome-per-nome/"><strong>Boicottare Israele, nome per nome</strong></a></p>
<figure id="attachment_6946" aria-describedby="caption-attachment-6946" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6946 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-3.jpg" alt="seconda mano" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-3.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-3-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6946" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/second-hand-sign-thrift-shop-20113/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Usato, rigenerato, nuovo: significato</h2>
<p>Non tutte le alternative al nuovo sono uguali. Capire le differenze aiuta a fare una scelta più consapevole, anche in base al tipo di prodotto e all’uso previsto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Usato</h3>
<p>È un prodotto già utilizzato, venduto “così com’è”. Ha l’<strong>impatto ambientale più basso</strong> in assoluto, perché non richiede alcun intervento aggiuntivo. È particolarmente indicato per abbigliamento, mobili, libri e oggetti durevoli. L’assenza di garanzia, a cui si può andare incontro acquistando da un privato, può essere compensata da prezzi molto ridotti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ricondizionato (o rigenerato)</h3>
<p>È un prodotto usato che viene <strong>controllato, riparato e rimesso in vendita</strong> con garanzia. È la soluzione più adatta per elettronica e tecnologia, dove affidabilità e sicurezza contano. L’impatto ambientale resta nettamente inferiore rispetto al nuovo, anche considerando il processo di rigenerazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nuovo</h3>
<p>Rimane l’<strong>opzione più impattante</strong> in termini ambientali. Può essere giustificata solo in casi specifici: mancanza di alternative, esigenze professionali particolari o quando il prodotto nuovo garantisce una durata significativamente maggiore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/bevande/pepsico/">PepsiCo, ecco come si fa a prendere 3 punti su 100</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/alimentari/uova-di-pasqua-cioccolato/">Uova di Pasqua: come scegliere quelle più etiche</a></strong></p>
<figure id="attachment_6944" aria-describedby="caption-attachment-6944" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6944 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-1.jpg" alt="usato vestiti" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-1.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-1-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6944" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/flea-market-shoreditch-london-uk-5002452/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Prodotti elettronici e mobili: quando conviene riparare</h2>
<p>Non sempre è necessario acquistare un prodotto alternativo: spesso la riparazione rappresenta la scelta più responsabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>• Device elettronici</strong>: molte riparazioni comuni (batteria, schermo, componenti interni) costano tra il 20% e il 40% del valore del nuovo. Prima di pensare a un nuovo acquisto, quindi, è consigliabile verificare la possibilità di ridare una seconda vita al nostro prodotto. Per questo motivo, è importante verificare la possibilità della sostituzione dei componenti al momento dell’acquisto di un nuovo prodotto.</p>
<p><strong>• Elettrodomestici</strong>: per apparecchi di fascia media spesso conviene riparare. Per esempio, la sostituzione di una resistenza di un forno elettrico da incasso può costare 80 euro, contro alcune centinaia di euro per un apparecchio nuovo (esempio reale, verificato a dicembre 2025).</p>
<p><strong>• Mobili e oggetti domestici</strong>: la falegnameria di riparazione consente spesso interventi duraturi con costi contenuti.</p>
<p>Alcune risorse utili:</p>
<p><strong>• Repair Café Italia</strong>: eventi di auto-riparazione, volontari e strumenti disponibili. Informazioni sulla pagina <b><a href="https://www.facebook.com/repaircafeitalia/">Facebook</a></b> dedicata;</p>
<p><b><strong>• </strong><a href="https://it.ifixit.com/"><strong>iFixit</strong></a></b>: manuali gratuiti per la riparazione di migliaia di prodotti.</p>
<h2>Acquistare usato e rigenerato: le piattaforme online</h2>
<p>In Italia esistono realtà attive nella <strong>vendita di prodotti usati o rigenerati</strong>. Eccone alcune, suddivise per tipologia di prodotto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Elettronica e tecnologia</h3>
<p><b><strong>• </strong><a href="https://www.refurbed.it/"><strong>Refurbed</strong></a></b>: venditore di dispositivi ricondizionati (smartphone, tablet, notebook).</p>
<p><strong><b>• <a href="https://www.trendevice.com/">TrenDevice</a></b></strong>: prodotti Apple ricondizionati e certificati.</p>
<p><strong><b>• <a href="https://www.backmarket.it/it-it">Back Market</a></b></strong>: ampia scelta di ricondizionati, con rete di tecnici e laboratori di ricondizionamento partner.</p>
<p><strong><b>• <a href="https://reware.it/">Reware</a></b></strong>: portatili aziendali usati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Abbigliamento e moda</h3>
<p><b><strong>• </strong><a href="https://www.babybazar.it/"><strong>Babybazar</strong></a></b>: abbigliamento e giochi usati per bambini e bambine.</p>
<p><strong><b>• <a href="https://it.vestiairecollective.com/">Vestiaire Collective</a></b></strong>: specializzata in capi di lusso di seconda mano.</p>
<p><strong><b>• <a href="https://www.vestilanatura.it/">Vesti la natura</a></b></strong>: vestiti e accessori femminili.</p>
<p><strong><b>• <a href="https://www.vinted.it/">Vinted</a></b></strong>: abbigliamento e accessori di seconda mano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Arredamento e oggetti per la casa</h3>
<p><b><strong>• </strong><a href="https://www.deesup.com/"><strong>Deesup</strong></a></b>: azienda italiana di arredamento usato di alta gamma.</p>
<p><strong><b>• <a href="https://www.subito.it">Subito.it</a></b></strong>: tra i principali marketplace italiani, con ampia categoria dedicata a mobili e oggettistica.</p>
<p><strong><b>• <a href="https://it.wallapop.com/">Wallapop</a></b></strong>: prodotti di seconda mano per casa e giardino, tecnologia ed elettronica, cinema e libri, collezionismo, tempo libero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Libri, cultura e musica</h3>
<p><strong><b>• <a href="https://www.libraccio.it">Libraccio</a></b></strong>: libri usati, scolastici e non, con negozi fisici in Italia.</p>
<p><strong><b>• <a href="https://www.passalibro.it/">Passalibro</a></b></strong>: libri nuovi e usati.</p>
<p><strong><b>• <a href="https://www.abebooks.it/">AbeBooks</a></b></strong>: piattaforma online per libri, articoli d&#8217;arte e articoli da collezione usati e nuovi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/imballaggi-sostenibili/">Imballaggi sostenibili: chi vince tra tetrapak, vetro, lattina e plastica</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/elettronica/imprese-e-diritti-umani-cellulari/">Imprese e diritti umani: il caso delle aziende che vendono cellulari in Italia</a></strong></p>
<figure id="attachment_6945" aria-describedby="caption-attachment-6945" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6945 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-2.jpg" alt="usato libri" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-2.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2026/01/usato-2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6945" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/book-shop-books-brick-wall-facade-6563786/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Catene dell&#8217;usato in Italia</h2>
<p>Qui di seguito, infine, ecco un breve elenco di reti con punti vendita presenti in più regioni italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong><b><a href="https://www.mercatopoli.it">Mercatopoli</a></b></strong>: negozi dell’usato generalisti presenti in molte città; vendono anche online.</li>
<li><strong><b><a href="https://www.mercatinousato.com/">Mercatino</a></b></strong>: una delle catene di usato più diffuse nel Paese (abbigliamento, arredamento, tecnologia).</li>
<li><b><a href="https://humanavintage.it/"><strong>Humana Vintage</strong></a></b>: negozi di moda second-hand a scopo sociale (Milano, Roma, Torino).</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti</title>
		<link>https://www.equapp.it/cosmetici/cosmetici-sostenibili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 15:41:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[Cosmetici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I prodotti per la cura della persona possono far male alle persone, all'ambiente e agli animali: ecco qualche indicazione per una scelta consapevole</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/cosmetici-sostenibili/">Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I prodotti per la cura personale &#8211; <strong>shampoo, bagnoschiuma, creme, deodoranti, scrub, cosmetici </strong>&#8211; accompagnano la nostra routine quotidiana. Ma contengono ingredienti sintetici, confezioni plastiche e (in alcuni casi) componenti di origine animale. Le cariche ambientali e sociali sono dietro ogni flacone, ma spesso restano invisibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cerchiamo dunque di offrire <strong>qualche strumento per orientarci </strong>fra marketing verde, certificazioni, ingredienti nocivi e pratiche etiche, <strong>con passi concreti </strong>che ciascuno di noi può mettere in atto subito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Prodotti cosmetici sostenibili: cominciamo dal packaging</h2>
<p><strong>Gran parte dei cosmetici è confezionata in plastica</strong> perché è un materiale resistente, economico e versatile. Ma una volta dispersa nell’ambiente, la plastica degrada molto lentamente. E anche l’uso di quella riciclata non basta: il packaging riciclato mal gestito, infatti, contribuisce all’inquinamento se non è progettato per essere riciclabile e correttamente smaltito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All&#8217;uso della plastica esistono già alcune valide alternative. Tra queste, gli imballaggi <strong>Sulapac</strong>, fatti di un materiale compostabile, che combina trucioli di legno da foreste certificate con leganti naturali, pensato per degradarsi entro qualche settimana se disperso nell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, ci sono aziende che propongono altre alternative alla plastica. Come lo <strong>shampoo solido </strong>di Officina Naturae o della Saponaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, è importante leggere con attenzione le indicazioni riportate sulla confezione. Un flacone indicato “riciclabile”, per esempio, sarà senz’altro da preferire a una confezione che include elementi misti (plastica, metallo e carta, per esempio), perché molto più facile da separare, e quindi da smaltire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I materiali “<strong>compostabili</strong>”, naturalmente, sono sempre <strong>da preferire</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• </strong><a href="https://www.equapp.it/boicottaggio/boicottare-israele-nome-per-nome/"><strong>Boicottare Israele, nome per nome</strong></a><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/usato-seconda-mano/">Usato e rigenerato: scelte che fanno bene al Pianeta</a><br />
</strong></p>
<figure id="attachment_6783" aria-describedby="caption-attachment-6783" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6783 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili-2.jpg" alt="brand cosmetici sostenibili" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili-2.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili-2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6783" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/it/photos/bagno-shampoo-sapone-asciugamano-6822245/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Cosmesi sostenibile: ingredienti animali, cruelty-free, test sugli esseri viventi</h2>
<p><strong>Nell’Unione europea i test cosmetici sugli animali sono vietati</strong> per prodotti finiti e ingredienti dedicati al makeup o alla cura personale. <strong>Ma esistono scappatoie </strong>normative: ad esempio, ingredienti che in altri contesti possono essere testati su animali vengono poi usati anche nei cosmetici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un archivio molto utile per verificare il rispetto degli animali </strong>da parte di una marca è quello di <b><a href="https://crueltyfree.peta.org/" target="_blank" rel="noopener">Peta</a></b> (People for the ethical treatment of animals), dove è possibile verificare se un’azienda ha deciso di non testare, né di permettere test sugli animali, anche nella propria catena del valore. Questo stesso archivio è tra le fonti consultate dai nostri ricercatori di <a href="https://www.equapp.it/">Equa</a> per valutare il rispetto degli esseri viventi da parte di un’azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ricordiamo che oggi ci sono ormai <strong>diverse alternative alla sperimentazione </strong>con l’uso degli animali, come i test in vitro e modelli di pelle artificiale che simulano le reazioni cutanee senza usare esseri viventi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al momento dell’acquisto, dunque, è possibile controllare perlomeno se il brand è incluso in liste che garantiscono che non c’è stata crudeltà sugli animali (come la certificazione Peta) e se è indicata una dichiarazione “non testato su animali” con riferimento anche ai fornitori degli ingredienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/bevande/pepsico/">PepsiCo, ecco come si fa a prendere 3 punti su 100</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/alimentari/uova-di-pasqua-cioccolato/">Uova di Pasqua: come scegliere quelle più etiche</a></strong></p>
<figure id="attachment_6782" aria-describedby="caption-attachment-6782" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili-3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6782 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili-3.jpg" alt="prodotti cosmetici sostenibili" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili-3.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili-3-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6782" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/it/photos/bottiglia-crema-bellezza-spa-8429706/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Cosmesi green: attenzione alle microplastiche</h2>
<p>Le <b><a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9657586/" target="_blank" rel="noopener">microplastiche </a></b>sono polimeri di dimensioni microscopiche usati nei cosmetici: esfolianti, glitter, filmanti. Quando vengono lavati via, <strong>possono passare attraverso i sistemi depurativi e finire in fiumi e mari</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcuni paesi e l’Unione europea hanno cominciato a regolamentare l’uso intenzionale di microplastiche nei cosmetici come misura anti-inquinamento. Ma a volte queste sono nascoste sotto altri nomi, non sempre facili da identificare (come <strong>poli(met)acrilati, polietilene, polymethylmethacrylate</strong>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per evitare di incappare inconsapevolmente in questi prodotti, è possibile cercare di evitare quelli che comprendono “<strong>microbeads</strong>” o “<strong>polimeri</strong>” nella lista degli ingredienti, preferire cosmetici con <strong>scrub a base naturale</strong> (come polvere di bambù, gusci di nocciolo, argilla) e scegliere formule “rinforzate” (senza plastificanti o pellicole microplastici).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/imballaggi-sostenibili/">Imballaggi sostenibili: chi vince tra tetrapak, vetro, lattina e plastica</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/elettronica/imprese-e-diritti-umani-cellulari/">Imprese e diritti umani: il caso delle aziende che vendono cellulari in Italia</a></strong></p>
<figure id="attachment_6785" aria-describedby="caption-attachment-6785" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6785 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili.jpg" alt="packaging cosmetici sostenibili" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/11/cosmetici-sostenibili-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6785" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/it/illustrations/eco-friendly-cosmetici-biologici-8473531/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Certificazioni e ingredienti sospetti: qualche suggerimento</h2>
<p>Dato che Equa non ha ancora potuto analizzare le aziende di questo settore, e quindi non possiamo dare indicazioni puntuali sui singoli marchi, cerchiamo perlomeno di dare <strong>qualche altra indicazione pratica</strong> per un consumo responsabile di questi prodotti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Innanzitutto, ci sono alcune <strong>certificazioni</strong> che possono essere un buon indicatore: <strong>Cosmos</strong> (cosmesi biologica e naturale), <strong>Ecocert</strong>, <strong>Bdih </strong>(cosmetica naturale controllata), <strong>Cosmebio </strong>(cosmesi biologica).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come accennato in precedenza, è buona abitudini cercare gli ingredienti sospetti, come <strong>microplastiche, petrolati, Peg, parabeni e siliconi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, come sempre, ricordiamo che il primo atteggiamento di un consumatore attento all’impatto dei propri consumi è proprio quello di <strong>limitare il più possibile gli acquisti</strong>: comprare meno resta sempre il nostro faro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Brand cosmetici sostenibili: (timidi) consigli per gli acquisti</h2>
<p>Come detto, i ricercatori della nostra app per il consumo responsabile non hanno ancora analizzato questo settore azienda per azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Detto questo, però, ci sentiamo di citare qui <strong>alcuni marchi che, almeno all’apparenza, sembrano avere le carte in regola </strong>per essere ritenuti più amici dell’ambiente, degli animali o dei lavoratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due di questi li abbiamo già citati in precedenza: <strong>La Saponaria</strong> e <strong>Officina Naturae</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sono poi le creme <strong>Natyr</strong>, biologiche e non testate sugli animali, proposte da <strong>Altromercato</strong> (commercio equo e solidale).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In <b><a href="https://seevegan.it/marchi-cosmetici-vegan-e-cruelty-free/#Lista_marchi_cosmetici_vegan" target="_blank" rel="noopener">questo articolo</a></b>, infine, si trova una lista di <strong>cosmetici vegani</strong>, che quindi garantiscono il rispetto degli animali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/cosmetici-sostenibili/">Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
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		<title>Boicottare Israele, nome per nome</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 17:05:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco la lista dei prodotti da non comprare per boicottare Israele. Perché il consumo responsabile è anche questo: sostenere i diritti del popolo palestinese e contrastare il genocidio in corso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/boicottaggio/boicottare-israele-nome-per-nome/">Boicottare Israele, nome per nome</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fare tutto quello che è in nostro potere per opporci al massacro del popolo palestinese in corso è urgente. Con l&#8217;offensiva di terra dell&#8217;esercito di Israele su Gaza City, infatti, l&#8217;esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu non lascia scampo a <strong>centinaia di migliaia di civili palestinesi, che ora non sanno più dove rifugiarsi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tanto che un gruppo di esperti indipendenti, incaricato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha denunciato che <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-09-16/ty-article/human-rights-experts-join-rising-chorus-that-accuses-israel-of-genocide-in-gaza/00000199-515c-d8a5-a7bd-f35f6c2b0000" target="_blank" rel="noopener"><strong>Israele sta commettendo un genocidio</strong></a> a Gaza. E invita la comunità internazionale ad agire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riteniamo, insomma, che <strong>le atrocità commesse il 7 ottobre 2023 da Hamas contro Israele non possono giustificare il massacro in corso, </strong>che ha già ammazzato più di 60.000 persone &#8211; la stragrande maggioranza civili e moltissimi bambini e donne &#8211; e che continua a fare vittime impedendo alla comunità internazionale di far entrare aiuti essenziali, a partire da cibo e medicine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Boicottaggio: quali effetti può avere</h2>
<p>Nella newsletter Consumi Responsabili dello scorso <a href="https://mailchi.mp/osservatoriodiritti/consumi-responsabili-14" target="_blank" rel="noopener">giugno</a> avevamo visto quali importanti risultati siano già stati raggiunti in passato attraverso campagne di boicottaggio. E anche se sull&#8217;app Equa continueremo a segnalare qualunque violazione dei diritti umani compiuta dalle imprese al pari delle altre (le schede-azienda riportano le complicità e il sostegno a Israele, ma anche ad <a href="https://www.ethicalconsumer.org/our-ethical-ratings/oppressive-regimes-and-their-allies" target="_blank" rel="noopener">altri 27 regimi oppressivi</a>), <strong>consideriamo fondamentale sostenere oggi l&#8217;azione avviata dal movimento nonviolento BDS </strong>(Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) per sostenere i diritti del popolo palestinese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco dunque una <strong>carrellata dei marchi che secondo <a href="https://bdsitalia.org/" target="_blank" rel="noopener">BDS</a> devono essere boicottati</strong> per la loro complicità alle operazioni compiute dal regime israeliano verso la popolazione palestinese. <strong>Un modo concreto</strong>, a disposizione di tutti, <strong>per mandare un messaggio </strong>di solidarietà alla popolazione e un segnale di forte disapprovazione alle aziende coinvolte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/usato-seconda-mano/">Usato e rigenerato: scelte che fanno bene al Pianeta</a><br />
</strong><strong>• <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/cosmetici-sostenibili/">Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti</a></strong></p>
<figure id="attachment_6767" aria-describedby="caption-attachment-6767" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6767 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-2.jpg" alt="bds israele" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-2.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6767" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/coca-cola-garbage-nature-2400221/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Partiamo da Teva e Carrefour</h2>
<p>Al primo posto dell’elenco BDS per l’Italia c’è <strong>Carrefour</strong>, per aver &#8220;sostenuto i soldati israeliani che partecipano al genocidio dei palestinesi a Gaza con doni di pacchi personali&#8221;, per aver stretto nel 2022 &#8220;una partnership con la società israeliana Electra Consumer Products e la sua controllata Yenot Bitan, entrambe coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani contro il popolo palestinese, traendo profitto dall’occupazione illegale&#8221;. Inoltre, tra le altre cose,&#8221;le prove dimostrano anche che c&#8217;è almeno una filiale a marchio Carrefour in un insediamento illegale nei territori palestinesi occupati&#8221;. Questa campagna ha già portato lo scorso anno alla chiusura delle attività di Carrefour in Giordania e Oman.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche se <strong>Carrefour Italia è stata acquisita un paio di mesi fa dalla NewPrinces</strong>, per BDS il boicottaggio deve continuare (<a href="https://osservatoriodiritti.us15.list-manage.com/track/click?u=b095c8bf7cf8aafc6218db83a&amp;id=d698330aec&amp;e=3d9afa5926" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://osservatoriodiritti.us15.list-manage.com/track/click?u%3Db095c8bf7cf8aafc6218db83a%26id%3Dd698330aec%26e%3D3d9afa5926&amp;source=gmail&amp;ust=1759593333824000&amp;usg=AOvVaw3HaHKvXIIqQTuZwkJ8cm4_">qui</a> un approfondimento pubblicato su Instagram).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;altro obiettivo &#8220;prioritario&#8221; indicato per chi vive in Italia è <strong>Teva</strong>, azienda farmaceutica israeliana tra i maggiori produttori di farmaci generici al mondo. La società &#8220;sostiene il genocidio in atto per mano di Israele dall&#8217;ottobre 2023, ma ha anche beneficiato per decenni dell&#8217;occupazione illegale delle terre palestinesi da parte di Israele, permettendo all&#8217;azienda di sfruttare illegalmente il mercato palestinese&#8221; (<a href="https://osservatoriodiritti.us15.list-manage.com/track/click?u=b095c8bf7cf8aafc6218db83a&amp;id=9f354eadee&amp;e=3d9afa5926" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://osservatoriodiritti.us15.list-manage.com/track/click?u%3Db095c8bf7cf8aafc6218db83a%26id%3D9f354eadee%26e%3D3d9afa5926&amp;source=gmail&amp;ust=1759593333824000&amp;usg=AOvVaw3-W5OCami4eTIOm0m8joPa">qui</a> una spiegazione più dettagliata pubblicata dal centro di ricerca Who Profits).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Boicottare Israele: aziende tecnologiche nel mirino</h2>
<p>L’elenco delle aziende tecnologiche finite nel mirino BDS è nutrito. A partire dalla <strong>Hewlett Packard </strong>(HP), accusata di essere &#8220;un importante sostenitore dell&#8217;occupazione israeliana&#8221;. La società, tra le altre cose, &#8220;attraverso le sue collaborazioni con il governo, l&#8217;esercito, le prigioni e la polizia israeliani, fornisce un supporto tecnologico e logistico fondamentale che permette i crimini di guerra e i crimini contro l&#8217;umanità, come la costruzione di insediamenti illegali e l&#8217;apartheid nei territori palestinesi occupati&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Viene poi menzionata la <strong>Dell Technologies</strong>, che &#8220;fornisce server, servizi di manutenzione e attrezzature legati alle forze armate israeliane nell&#8217;ambito di un contratto da 150 milioni di dollari per il 2023, finanziato dagli aiuti esteri degli Stati Uniti&#8221;. Inoltre, &#8220;Dell è impegnata nella continua pulizia etnica di Israele nei confronti dei palestinesi indigeni, con attività di ricerca e sviluppo nel parco cibernetico nazionale di Israele che cerca di rafforzare gli insediamenti illegali nel Naqab (Negev), sfollando le comunità beduine palestinesi&#8221;. A prova dello stretto legame tra il regime e la Dell, BDS ricorda anche che &#8220;un mese dopo l’inizio del genocidio israeliano di Gaza, il fondatore e amministratore delegato Michael Dell ha donato a Israele azioni per 350 milioni di dollari&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sulla stessa linea d’azione si inserisce <strong>Intel</strong>, che &#8220;nel dicembre 2023, durante il genocidio per mano di Israele a Gaza, ha annunciato che avrebbe investito 25 miliardi di dollari nell&#8217;Israele dell&#8217;apartheid&#8221;. Nel giugno 2024, però, a seguito di prolungate pressioni del BDS, la società avrebbe abbandonato il progetto. In ogni caso Intel è stato per decenni &#8220;il più grande investitore internazionale nell’Israele dell’apartheid&#8221; e &#8220;rimane profondamente complice nel fornire risorse di guerra genocida di Israele&#8221;. L’appello del BDS, dunque, è quello di non comprare computer e altri apparati informatici con processori Intel.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/bevande/pepsico/">PepsiCo, ecco come si fa a prendere 3 punti su 100</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/alimentari/uova-di-pasqua-cioccolato/">Uova di Pasqua: come scegliere quelle più etiche</a></strong></p>
<figure id="attachment_6764" aria-describedby="caption-attachment-6764" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6764 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-1.jpg" alt="lista prodotti da boicottare israele" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-1.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-1-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6764" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/illustrations/microsoft-logo-icon-social-media-4417280/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Il ruolo di Microsoft e Siemens nella lista della BDS</h2>
<p>La lista delle aziende tecnologiche si conclude con due giganti. <strong>Microsoft</strong>, innanzitutto, che &#8220;oltre a fornire servizi informatici al sistema carcerario, fornisce all’esercito israeliano servizi cloud e AI di Azure che sono cruciali per potenziare e accelerare la guerra genocida di Israele&#8221;. Nei giorni scorsi, su questo fronte, <strong>la campagna ha registrato un importante successo</strong>: Microsoft ha annunciato la fine della collaborazione con il servizio di intelligence israeliano per alcuni dei suoi strumenti di cloud e intelligenza artificiale, come abbiamo spiegato più dettagliatamente nella <strong>newsletter settimanale &#8220;Imprese e Diritti Umani&#8221; </strong>di sabato 27 settembre (per abbonarti, <a href="https://osservatoriodiritti.us15.list-manage.com/track/click?u=b095c8bf7cf8aafc6218db83a&amp;id=98bbca0aeb&amp;e=3d9afa5926" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://osservatoriodiritti.us15.list-manage.com/track/click?u%3Db095c8bf7cf8aafc6218db83a%26id%3D98bbca0aeb%26e%3D3d9afa5926&amp;source=gmail&amp;ust=1759593333824000&amp;usg=AOvVaw2ebqpccm0SaIxtQ8zmGWll">clicca qui</a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E poi c&#8217;è <strong>Siemens</strong>, &#8220;il principale appaltatore dell&#8217;Interconnettore Euro-Asia, un cavo elettrico sottomarino Israele-Ue progettato per collegare all&#8217;Europa le colonie illegali di Israele nei territori palestinesi occupati&#8221;. In questo modo, secondo il movimento Siemens sostiene l’occupazione israeliana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Aziende da boicottare: l&#8217;elenco BDS dalle assicurazioni alle case</h2>
<p>Il boicottaggio pro Palestina mira anche al gigante assicurativo francese <strong>Axa</strong>, che &#8220;detiene 150,43 milioni di dollari in azioni e obbligazioni di undici società che hanno inviato armi in Israele durante il genocidio contro i palestinesi a Gaza, tra cui Boeing e General Dynamics&#8221;. Armi che erano “direttamente collegate” agli attacchi israeliani contro Gaza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>SodaStream</strong>, invece, è un&#8217;azienda israeliana, di proprietà di PepsiCo e operativa anche in Italia, &#8220;che è attivamente complice della politica israeliana di sfollamento dei cittadini beduini-palestinesi indigeni dell&#8217;attuale Israele nel Naqab (Negev) e con una lunga storia di discriminazione razziale nei confronti dei lavoratori palestinesi&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il franchising immobiliare <strong>RE/MAX</strong>, invece, è accusato di &#8220;commercializzare e vendere proprietà nelle colonie israeliane illegali costruite su terre palestinesi rubate, consentendo così la colonizzazione di Israele della Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Boicottare Israele: cosa c&#8217;entrano Disney+, Reebok, McDonald’s, Coca-Cola</h2>
<p>Per il BDS, &#8220;la <strong>Disney </strong>e la sua filiale <strong>Marvel </strong>sono complici nel glorificare il regime israeliano di genocidio e apartheid contro i palestinesi indigeni&#8221;. Il movimento cita in particolare alcuni personaggi di Captain America, concludendo che &#8220;Disney+ è chiaramente coinvolto nel permettere il genocidio di Israele disumanizzando i palestinesi&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Reebok </strong>è invece sotto accusa per essere diventato il nuovo sponsor ufficiale dell’Israel Football Association, &#8220;che include nei suoi campionati ufficiali squadre delle colonie illegali nei territori palestinesi occupati e sostiene il loro mantenimento&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’elenco prosegue con un’altra multinazionale, <strong>McDonald’s</strong>, che &#8220;ha donato pasti e bevande al personale militare israeliano impegnato nel genocidio contro i palestinesi a Gaza e ha promosso questa forma estremamente provocatoria e razzista di complicità sui suoi canali social media&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine troviamo <strong>Coca-Cola Israele</strong>, &#8220;che gestisce un centro di distribuzione e di refrigerazione regionale nella colonia illegale di Atarot&#8221; e che vede la sua filiale, Tabor Winery, &#8220;produrre vini con uve provenienti da vigneti situati su terreni occupati nelle colonie illegali in Cisgiordania e nel Golan siriano&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/imballaggi-sostenibili/">Imballaggi sostenibili: chi vince tra tetrapak, vetro, lattina e plastica</a></strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/elettronica/imprese-e-diritti-umani-cellulari/">Imprese e diritti umani: il caso delle aziende che vendono cellulari in Italia</a></strong></p>
<figure id="attachment_6769" aria-describedby="caption-attachment-6769" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6769 size-full" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-3.jpg" alt="boicottaggio israele" width="750" height="430" srcset="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-3.jpg 750w, https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/10/boicottare-israele-3-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6769" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/new-york-mc-donalds-avenue-655215/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Prodotti israeliani in Italia: agricoltura sotto accusa</h2>
<p>Il BDS si appella infine ai consumatori per chiedere di stare alla larga dall’agricoltura israeliana, che ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella colonizzazione della Palestina &#8220;sottraendo terra, acqua e altre risorse alle popolazioni indigene e distruggendo l’agricoltura palestinese&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, prodotti come <strong>avocado, datteri, arachidi, melagrane, agrumi e vini </strong>israeliani &#8220;provengono spesso da colonie illegali su terre palestinesi rubate, anche se etichettati in modo fuorviante come Made in Israel&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La campagna ricorda che “le aziende israeliane di esportazione di prodotti agricoli, come <strong>Mehadrin, Hadiklaim e Carmel-Agrexco, </strong>sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese e sono complici dell&#8217;occupazione illegale e del regime di apartheid”. I prodotti agricoli israeliani vengono commercializzati principalmente con questi marchi: <strong>Carmel, King Salomon, Jordan River, Jordan Plains, Ventura.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Consumo Responsabile: come tenersi aggiornati&#8230;</h2>
<p>L&#8217;articolo pubblicato in questa pagina è stato inviato nei giorni scorsi a tutti gli iscritti alla nostra <strong>newsletter &#8220;Consumi Responsabili&#8221;, </strong>pubblicata ogni mese da <em>Osservatorio Diritti</em> per dare suggerimenti utili per diventare un consumatore responsabile, storie in grado di ispirare le tue azioni per un mondo più giusto e gli ultimi aggiornamenti sullo sviluppo della prima App italiana sul consumo responsabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>E se vuoi approfondire ancora di più, ti proponiamo di <strong>abbonarti a &#8220;Imprese e Diritti Umani&#8221;</strong>, la nostra rassegna stampa internazionale che inviato tutti i sabato mattina alle 7.15. <strong><a href="https://www.equapp.it/indipendenza/#abbonati-alla-newsletter" target="_blank" rel="noopener">Cliccando qui trovi tutte le indicazioni</a></strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>&#8230;e come sostenere Equa</h2>
<p><strong>Il cantiere di Equa</strong>, la prima app in Italia sul consumo responsabile, <strong>non si ferma</strong>. E con i fondi raccolti con la campagna di raccolta fondi ancora aperta stiamo per cominciare ad analizzare un nuovo settore, quello delle <strong>banche</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>PepsiCo, ecco come si fa a prendere 3 punti su 100</title>
		<link>https://www.equapp.it/bevande/pepsico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 11:06:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bevande]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.equapp.it/?p=6629</guid>

					<description><![CDATA[<p>PepsiCo - la multinazionale che tra i suoi brand ha nomi come 7up, Gatorade e Lipton, oltre che Pepsi - è stata analizzata da Equa su diritti umani, ambiente e animali. Ecco cosa è saltato fuori</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/bevande/pepsico/">PepsiCo, ecco come si fa a prendere 3 punti su 100</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi abbiamo deciso di mostrare<strong> un &#8220;caso studio</strong>&#8220;, così da poter spiegare meglio come funzionano le analisi dell&#8217;app <a href="https://www.equapp.it/">EQUA</a> nella pratica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scegliere tra i 250 brand analizzati è stata dura e alla fine abbiamo deciso di partire dal fondo: <strong>ecco come ha fatto la PepsiCo a prendere appena 3 punti su 100</strong>, peggio di chiunque altro all&#8217;interno di Equa (ma chi andrà a spulciare tra i risultati degli altri colossi scoprirà che la multinazionale è in buona compagnia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima di addentrarci nei dettagli (per tutti i <a href="https://www.equapp.it/criteri-di-valutazione/">criteri di valutazione di Equa clicca qui</a>), ecco tre numeri che lasciano intuire come è messa l&#8217;impresa con sede a New York: PepsiCo ha ricevuto dai nostri ricercatori <strong>0 punti sui Diritti Umani, 0 sul rispetto degli Animali e 10 su 100 nell&#8217;analisi relativa all&#8217;Ambiente </strong>(ricerca conclusa nel febbraio 2024).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ricordiamo che all&#8217;azienda &#8211; che fattura oltre 86 miliardi di dollari (anno 2022) ed è presente in più di 200 Paesi &#8211; fanno capo diversi marchi: <strong>Pepsi</strong>, naturalmente, ma anche <strong>Lay&#8217;s, Quaker, Cheetos, Doritos, 7up, Gatorade, Lipton </strong>e <strong>Looza</strong> (l&#8217;elenco completo si trova nella sezione &#8220;Brand&#8221; della scheda di PepsiCo su EQUA).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>PepsiCo alla prova dei diritti umani</h2>
<p>Le criticità rilevate nel rispetto dei <a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2018/04/16/diritti-umani-elenco-onu-definizione-storia-diritto-internazionale-dichiarazione-universale/" target="_blank" rel="noopener">diritti umani</a> per il colosso da oltre 300 mila dipendenti sono tante. A partire dalla presenza nei <strong>regimi oppressivi</strong>: l&#8217;azienda ha continuato le sue attività in Russia anche dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina (contrariamente a quanto dichiarato) e fa affari in Egitto, Cina, Venezuela, Turchia, Filippine e Bangladesh, oltre ad avere una sede di produzione in Israele al momento in cui è stata fatta questa analisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PepsiCo è anche stata coinvolta in diversi episodi di <strong>accaparramento illegittimo della terra </strong>ai danni delle popolazioni indigene, in particolare legati all&#8217;olio di palma in Amazzonia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I nostri analisti hanno poi assegnato 0 punti per il <strong>codice di condotta </strong>che l&#8217;azienda richiede ai fornitori almeno di primo livello. In particolare, è stato verificato che non vengono rispettati appieno questi punti: libertà di associazione; pagamento di un salario &#8220;dignitoso&#8221;; settimana lavorativa di massimo 48 ore e 12 di straordinario; occupazione regolare. Nel 2023, inoltre, il New York Times ha pubblicato un&#8217;inchiesta relativa all&#8217;<strong>impiego di giovani migranti </strong>di età inferiore a quanto consentito dalla legge (14-15 anni).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E l&#8217;elenco è ancora lungo. PepsiCo si contraddistingue, tra l&#8217;altro, per <strong>mancanza di trasparenza </strong>della catena di approvvigionamento, attività di <strong>lobbying </strong>intensa a discapito della salute e dell&#8217;ambiente, coinvolgimento nel <strong>gioco d&#8217;azzardo</strong>, <strong>compensi eccessivi </strong>al top management, rischio elevato di <strong>elusione fiscale</strong> (in Europa, per esempio, l&#8217;azienda conta decine di holding in Lussemburgo, Liechtenstein, Svizzera, Paesi Bassi e Cipro).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>L&#8217;ambiente nella politica della multinazionale</h2>
<p>La multinazionale statunitense è riuscita a raccogliere qualche punto nella <strong>reportistica </strong>relativa all&#8217;ambiente, che però ha poi perso in molti casi alla prova dei fatti. Per esempio, a fronte di un impegno pubblico ad azzerare le emissioni entro il 2040, è stato calcolato che <strong>le emissioni sono addirittura aumentate </strong>rispetto al 2015.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La stessa PepsiCo dichiara poi di fare ampio uso di <em>insetting</em>, una forma di <em>offsetting </em>(esternalizzazione dei <strong>crediti di carbonio</strong>), pratica ampiamente criticata da ambientalisti e scienziati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro punto debole è l&#8217;uso di <strong>plastica</strong>: secondo le stime di Break Free From Plastic nel 2022 l&#8217;azienda è stata il secondo produttore mondiale e la plastica vergine negli imballaggi, sempre al momento in cui è stata fatta questa ricerca, risultava in crescita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quanto all&#8217;uso dell&#8217;<strong>olio di palma</strong>, diversi fornitori sono stati accusati, tra l&#8217;altro, di aver contribuito alla deforestazione e di aver danneggiato flora e fauna locale in Indonesia, Ecuador e Guatemala.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La stessa PepsiCo, inoltre, ammette di fare uso di prodotti e <strong>ingredienti geneticamente modificati</strong>, comportamento penalizzato nelle nostre griglie di valutazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La politica sul benessere animale di PepsiCo</h2>
<p>PepsiCo vende diversi prodotti di origine animale e <strong>non ha una politica sul benessere animale adeguata</strong>. Per esempio, in merito al trattamento del bestiame per la produzione di latticini, la multinazionale scrive: &#8220;Siamo consapevoli che il contesto locale influisce sulla portata e sulla velocità con cui gli allevatori possono integrare la sostenibilità nelle loro attività e supportiamo i nostri allevatori nell&#8217;adozione di procedure basate sulla scienza e incentrate sulle mucche, con elevati standard di cura degli animali. Incoraggiamo l&#8217;uso di nuovi approcci basati sulla scienza e incoraggiamo i nostri allevatori a dotarsi di un piano per il benessere degli animali e dell&#8217;azienda, al fine di promuovere il miglioramento continuo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ai fini delle nostre valutazioni, <strong>queste dichiarazioni sono state valutate insufficienti </strong>e l&#8217;azienda ha ricevuto 0 punti in questa sezione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Cosa posso fare io?</h2>
<p>Come ogni azienda che ha ricevuto un punteggio basso (sotto i 33 punti su 100, per la precisione), nella scheda-azienda di PepsiCo su EQUA si trova il modulo &#8220;Contatta l&#8217;azienda&#8221;: <strong>in due click (due di numero) è possibile inviare a PepsiCo un&#8217;email precompilata </strong>che spiega quali sono le critiche rilevate, perché non ci piace la loro etica aziendale e come mai non compreremo i loro prodotti finché non cambieranno: un modo concreto, secondo noi, per fare pressione nella giusta direzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La seconda cosa che possiamo fare, naturalmente, è <strong>scegliere una delle alternative che si trovano in fondo alla scheda </strong>al momento dell&#8217;acquisto (sono visibili solo agli abbonati). Spoiler: tra le bibite gassate, la prima classificata è Fava Bibite Srl, quella che produce, per esempio, il <strong>Guaranito</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Abbiamo bisogno di te!</h2>
<p>Questa analisi dà almeno un&#8217;idea della <strong>complessità e dell&#8217;importanza delle analisi </strong>che facciamo ad EQUA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per questo motivo, vi facciamo questa proposta: <strong>partecipate oggi stesso alla campagna di raccolta fondi per permettere ad EQUA di crescere libera e indipendente, </strong>così da illuminare le scelte di acquisto vostre e di tante altre persone e poter fare pressione sulle aziende affinché rispettino le persone, l&#8217;ambiente e gli animali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Puntiamo a raccogliere 12.000 euro</strong> per far luce sui comportamenti di <strong>altre 60 aziende </strong>e spingerle verso comportamenti più etici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/sostienici/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Clicca qui adesso per fare una donazione alla nostra associazione e unisciti subito a noi per cambiare il mondo insieme. Un acquisto alla volta.</strong></a></b></p>
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		<title>Uova di Pasqua: come scegliere quelle più etiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 15:52:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Cioccolato]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[imprese e diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro la dolcezza delle uova di Pasqua si nascondono spesso lavoro minorile, sfruttamento e danni ambientali. Ecco come scegliere alternative etiche, buone per tutti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>uova di Pasqua</strong> sveleranno anche quest’anno le loro sorprese, ma alcune potrebbero non essere così belle. Il rischio, per esempio, è quello di trovarci dentro <strong>lavoro minorile</strong>, <strong>diritti dei lavoratori violati</strong> e <strong>olio di palma</strong>, con tutto quello che questo vuol dire per ambiente, popoli indigeni e salute.</p>
<p>Ecco <strong>qualche indicazione</strong> sui principali problemi associati al cioccolato, e quindi alle uova di Pasqua, <strong>per aiutarti a trovare alternative etiche</strong> adatte al tuo budget e ai tuoi gusti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La crisi del cacao</h2>
<p>Il cacao può essere coltivato solo nei paesi tropicali e se ne occupano quasi interamente i <strong>piccoli proprietari terrieri</strong>. La maggior parte della produzione ha sede nell&#8217;<strong>Africa occidentale</strong>, con la <strong>Costa d&#8217;Avorio</strong> come maggiore esportatore e il <strong>Ghana</strong> al secondo posto.</p>
<p>Ma <strong>i coltivatori di cacao ricevono</strong> una piccola parte dei <a href="https://www.voanews.com/a/ghana-and-ivory-coast-boycott-cocoa-meeting-in-brussels-/6806283.html" target="_blank" rel="noopener">100 miliardi di dollari</a> di entrate dell&#8217;industria del cioccolato: le stime variano<strong><a href="https://www.fairtrade.org.uk/farmers-and-workers/cocoa/" target="_blank" rel="noopener"> tra il 6%</a> e <a href="https://www.channel4.com/programmes/cadbury-exposed-dispatches" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;11</a> per cento</strong>. Tanto che fino a 9 coltivatori di cacao su 10 del Ghana e della Costa d&#8217;Avorio non guadagnano un reddito dignitoso.</p>
<p>Il reddito dei coltivatori di cacao è così basso che è ormai prassi comune per loro fare affidamento sul <strong>lavoro dei bambini</strong>: si stima che 4 famiglie su 10 di coltivatori di cacao in Costa d&#8217;Avorio facciano ricorso al <a href="https://www.norc.org/content/dam/norc-org/documents/standard-projects-pdf/NORC%202020%20Cocoa%20Report_English.pdf" target="_blank" rel="noopener">lavoro minorile</a>.</p>
<p>A guadagnarci, insomma, sono altri. Dopo la raccolta delle fave di cacao, la maggior parte viene <a href="https://www.nytimes.com/2022/08/13/world/africa/ivory-coast-chocolate.html" target="_blank" rel="noopener">esportata da multinazionali</a> per le fasi di produzione più redditizie: lavorazione, confezionamento e vendita al dettaglio. Ciò significa che <strong>i profitti non restano</strong> nel paese in cui viene coltivato il cacao.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/cosmetici/cosmetici-sostenibili/">Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti</a><br />
</strong><strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/imballaggi-sostenibili/">Imballaggi sostenibili: chi vince tra tetrapak, vetro, lattina e plastica</a></strong></p>
<figure id="attachment_6598" aria-describedby="caption-attachment-6598" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/04/uova-di-pasqua-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/04/uova-di-pasqua-1.jpg" alt="uova di pasqua 2025" width="750" height="430" /></a><figcaption id="caption-attachment-6598" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://pixabay.com/photos/smarties-group-colorful-food-69474/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></figcaption></figure>
<h2>Cosa possono fare i consumatori</h2>
<p>La cosa più importante che i consumatori possono fare è acquistare uova di Pasqua da aziende che si occupano di lotta al lavoro minorile e di garantire salari dignitosi ai coltivatori.</p>
<p>Valutiamo che la politica di approvvigionamento del cacao di un marchio è &#8220;adeguata&#8221; se il 100% del suo cacao:</p>
<ul>
<li>È certificato da <strong>Rainforest Alliance</strong> o <strong>Fairtrade International</strong>;</li>
<li>Il <strong>valore aggiunto</strong> resta alla fonte (vedi sotto).</li>
</ul>
<p>La politica di approvvigionamento del cacao dei marchi che non rispettano questi due criteri base è considerata &#8220;inadeguata&#8221;. Tra questi, grandi marchi come <strong>Nestlé</strong> (trovi la valutazione completa nell&#8217;app Equa).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Valore aggiunto alla fonte</h2>
<p>Il <strong>cioccolato</strong> con valore aggiunto alla fonte è quello <strong>prodotto nello stesso paese in cui sono state coltivate le fave di cacao,</strong> il che significa che la maggior parte dei profitti rimane all&#8217;interno del paese di produzione del cacao.</p>
<p>In questo caso:</p>
<ul>
<li>Il tuo denaro contribuisce alla ricchezza dei paesi produttori di cacao;</li>
<li>Stai aiutando direttamente le microimprese e la creazione di posti di lavoro locali;</li>
<li>Stai aiutando i cioccolatieri emergenti nei paesi produttori di cacao a sopravvivere in un settore dominato dall&#8217;Europa;</li>
<li>Stai favorendo lo sviluppo di una filiera più corta, che semplifica la tracciabilità degli ingredienti fino alla fonte e garantisce il rispetto dei diritti dei lavoratori.</li>
</ul>
<p>È improbabile che tu possa incontrare questi marchi nei negozi locali e in molti casi dovrai acquistare online.</p>
<p>Due esempi:<br />
&#8211; <strong>MonChoco </strong>è un cioccolatiere vegano della Costa d&#8217;Avorio specializzato in cacao crudo biologico. Spedire cioccolato in tutto il mondo comporta un&#8217;elevata emissione di carbonio, ma le emissioni della sua produzione non potrebbero essere molto più basse: letteralmente schiaccia le fave di cacao &#8220;in bicicletta&#8221;.<br />
&#8211; il cioccolato <strong>Paccari </strong>è prodotto in Ecuador, consentendo al &#8220;50% della ricchezza di restare nel paese di origine e contribuire al suo sviluppo&#8221;. Il premio riconosciuto ai coltivatori è tra i più alti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Commercio equo e solidale</h2>
<p>Raccomandiamo di acquistare, ove possibile, uova di Pasqua <strong>Fairtrade</strong>, per garantire che <strong>i contadini ricevano più soldi</strong> per il loro cacao.</p>
<p>Il cioccolato equo e solidale, inoltre, deve garantire che <strong>non sia stata utilizzata manodopera vittima di traffico</strong> di esseri umani per la raccolta dei semi di cacao.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<p><strong>• </strong><a href="https://www.equapp.it/boicottaggio/boicottare-israele-nome-per-nome/"><strong>Boicottare Israele, nome per nome</strong></a><br />
<strong>• <a href="https://www.equapp.it/consumo-responsabile/usato-seconda-mano/">Usato e rigenerato: scelte che fanno bene al Pianeta</a></strong></p>
<figure id="attachment_6597" aria-describedby="caption-attachment-6597" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/04/uova-di-pasqua-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.equapp.it/wp-content/uploads/2025/04/uova-di-pasqua-2.jpg" alt="uova di pasqua cioccolato" width="750" height="430" /></a><figcaption id="caption-attachment-6597" class="wp-caption-text">Foto: via <a href="https://unsplash.com/it/foto/le-uova-di-pasqua-decorate-sono-in-un-cestino-8A7AEpfPk4M" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></figcaption></figure>
<h2>Niente olio di palma</h2>
<p>Il cioccolato in sé in genere non contiene olio di palma. Tuttavia, è bene farci caso, perché alcune aziende hanno scelto di continuare ad utilizzarlo.</p>
<p>Tra chi fa uso di questo ingrediente, è da preferire chi usa quello <strong>biologico</strong> e con <strong>certificazioni</strong> riconosciute, come la Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), anche se questo tipo di etichette sono state spesso criticate.</p>
<p>Segnaliamo peraltro che accade spesso che l’olio di palma provenga da <strong>piantagioni intensive</strong>, il che significa perdita di biodiversità locale. Per fare spazio a questo tipo di coltura, inoltre, si sono registrati casi in cui le popolazioni indigene locali sono state cacciate senza alcun rispetto per i loro diritti.</p>
<p>Nella valutazione dell’organizzazione britannica indipendente <em>Ethical Consumer</em>, questi marchi hanno ricevuto la <strong>valutazione peggiore</strong> per l&#8217;olio di palma: <strong>Cadbury, Ferrero Rocher, Galaxy, Green &amp; Black&#8217;s, H P, Kinder, Love Cocoa, Maltesers, Mars, <wbr />Nestlé</strong> e <strong>Toblerone</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Occhio agli imballaggi</h2>
<p>La maggior parte delle aziende si è liberata dei <strong>vassoi di plastica</strong> stampata per contenere il grande uovo di Pasqua, ma l&#8217;uovo stesso o le mini uova o i cioccolatini al suo interno sono ancora spesso avvolti in un <strong>foglio di alluminio</strong>. Il contenuto delle uova può anche essere confezionato in <strong>buste di plastica</strong>.</p>
<p>Qualunque cosa scegliate, cercate uova con il <strong>minimo imballaggio possibile</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Una dolce alternativa</h2>
<p>Magari per questa Pasqua potresti pensare di <strong>evitare il tradizionale uovo e acquistare una barretta</strong> di cioccolato Fairtrade. In questo modo, inoltre, considerando il prezzo per quantità di cioccolato risparmierai parecchio.</p>
<p>In alternativa, naturalmente, potresti decidere che acquistare uova di cioccolato o addirittura barrette di cioccolato a Pasqua sia un <strong>atto consumistico</strong> inutile.</p>
<p><em>Fonte: rielaborazione su testo di <a href="https://www.ethicalconsumer.org/" target="_blank" rel="noopener">Ethical Coonsumer</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.equapp.it/alimentari/uova-di-pasqua-cioccolato/">Uova di Pasqua: come scegliere quelle più etiche</a> proviene da <a href="https://www.equapp.it">Equa</a>.</p>
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