Auto elettriche alla prova sostenibiltà: gli impatti su ambiente e diritti umani

auto elettriche
Foto: Automobile Italia via Flickr
Siamo sicuri che comprare auto elettriche sia positivo per ambiente e diritti umani? E come valutiamo quelle ibride? Emissioni a parte, quali sono gli impatti? Ecco quello che c'è da sapere su auto elettriche e sostenibilità

Siamo sicuri che comprare auto elettriche sia positivo per l’ambiente? E come valutiamo quelle ibride? Emissioni dell’auto a parte, quali sono gli impatti da mettere sul piatto? E per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani? E per gli animali, c’è qualcosa da valutare?

 

Già, le domande che ruotano a questo oggetto ancora un po’ misterioso (e costoso) sono davvero tante.

 

Ed è per questo che, nei limiti di quello che è possibile dire oggi – si tratta di un prodotto in rapido cambiamento – abbiamo cercato di dare qualche informazione e di mettere un po’ di puntini sulle “i”. Stando però sempre alla larga, come è nel nostro stile, dalle facili semplificazioni.

 

Partiamo, dunque… buona lettura!

 

Auto elettriche e minerali

Tutte le auto utilizzano grosse quantità di acciaio, alluminio, rame e manganese. Ma i veicoli elettrici hanno bisogno di sei volte più minerali rispetto a quelli convenzionali, dato che usano molto litio, cobalto, nichel e grafite, oltre a piccole quantità di zinco e metalli delle cosiddette “terre rare”.

 

Le preoccupazioni per gli abusi all’interno dell’estrazione mineraria si sono concentrate in particolare su cobalto e litio.

 

Batterie al litio

Questo metallo, noto anche come “oro bianco”, è una componente essenziale delle batterie per auto elettriche e si prevede che la sua domanda globale aumenterà di oltre quaranta volte entro il 2040. Il più grande produttore di litio attualmente è l’Australia e ci sono grandi depositi in Cina e in alcune parti d’Europa, tra cui il Portogallo.

 

Tuttavia, oltre la metà delle riserve di litio conosciute si trova nel “triangolo del litio” sudamericano che si estende in Cile, Argentina e Bolivia.

 

Si trova per lo più in serbatoi sotterranei sotto le saline. Viene estratto pompando la salamoia e facendo evaporare l’acqua. Le regioni che circondano le attività estrattive stanno vivendo un degrado ambientale accelerato, principalmente guidato dalla trasformazione delle saline in stagni operativi, peggiorando le condizioni di siccità.

 

Spesso, inoltre, le aziende non consultano o compensano adeguatamente le persone colpite e causano danni socio-ambientali significativi. E le proteste locali contro l’estrazione mineraria sono a volte represse violentemente (come denunciato per esempio dal Guardian, nel 2024, in riferimento ai manifestanti indigeni nella provincia settentrionale argentina di Jujuy).

 

Anche la biodiversità soffre: i fenicotteri, specie diffusa nell’altopiano andino, stanno lentamente morendo a causa della ridotta disponibilità di cibo e della distruzione dell’habitat.

 

Quando si tratta di elaborare le celle delle batterie agli ioni di litio, inoltre, un rapporto di Anti-Slavery International e partner nel 2024 ha affermato che la percentuale elaborata nella regione uigura, dove c’è una persecuzione sistematica da parte del governo cinese, continua a crescere.

 

L’estrazione del cobalto

Una batteria media per auto elettriche ha bisogno di oltre 10 kg di cobalto. Il 70% di questo materiale nel mondo proviene dalla Repubblica Democratica del Congo. E circa un quinto proviene da piccole miniere artigianali in cui si scava a mano all’interno di tunnel pericolosi, spesso senza dispositivi di protezione e talvolta da bambini.

 

Peraltro, l’aumento dell’estrazione di cobalto e rame su scala industriale nel Paese africano ha portato allo sfollamento forzato di intere comunità, nonché gravi violazioni dei diritti umani. Sebbene alla popolazione locale venga promesso un compenso e migliori condizioni di vita in seguito alla delocalizzazione, in realtà accade spesso il contrario.

 

I brand col punteggio più alto

 

Considerando esclusivamente la questione dei materiali di conflitto, tra tutte le analisi compiute dal nostro partner britannico, Ethical Consumer, spicca una società, la Bmw, seguita dalla Volkswagen.

 

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Auto elettrica in carica – Foto: Automobile Italia (via Flickr)

Auto elettriche e sostenibilità: emissioni di carbonio nel processo di produzione

L’impatto sul carbonio della produzione di un’auto dipende sia dall’auto sia da come questo dato viene stimato. In ogni caso, è risaputo che la produzione di un veicolo elettrico ha un impatto di carbonio più elevato rispetto a un’auto a benzina.

 

Molto dell’extra è l’elettricità utilizzata per fare la batteria. L’estrazione di litio, cobalto e nichel, che sono cruciali per le batterie, e la loro produzione, richiedono temperature molto elevate, e quindi molta energia. La costruzione di un nuovo veicolo elettrico può produrre circa l’80% in più di emissioni rispetto alla costruzione di un’auto a benzina comparabile.

 

Quali fonti di energia vengono utilizzate nella produzione di batterie, quindi, può fare una grande differenza. Greenpeace ha riferito nel 2025 che le emissioni manifatturiere in Polonia e Cina sono “da due a quattro volte superiori a quelle di strutture europee comparabili”. La raccomandazione di Greenpeace è che i produttori di batterie adottino il 100% di elettricità rinnovabile il più rapidamente possibile.

 

Sebbene il carbone abbia ancora un uso significativo nell’approvvigionamento energetico in Cina, l’energia pulita ha generato un record del 44% dell’elettricità del paese nel 2024.

 

Attualmente, una persona che guida una distanza media in un’auto elettrica di dimensioni medie sull’elettricità della rete del Regno Unito, per esempio, ripagherà il debito di produzione extra di carbonio in circa 2 anni.

 

Poiché la vita media di un’auto nel Regno Unito è di 13 anni, i veicoli elettrici valgono dunque sicuramente la pena in termini climatici se si sta acquistando un’auto nuova. Il risparmio, inoltre, aumenterà man mano che la rete elettrica utilizzerà sempre più energia rinnovabile.

 

Auto ibride

Le auto ibride sembrano essere molto lontane dalla soluzione che avevano originariamente promesso. Un recente studio di una coalizione europea di ong chiamata Transport and Environment ha rilevato, dopo aver analizzato 800.000 auto europee, che le emissioni del mondo reale degli ibridi plug-in sono quasi cinque volte maggiori rispetto ai test di laboratorio indicati. Il divario è in gran parte dovuto a ipotesi irrealistiche sulla proporzione di guida fatta in modalità elettrica, il che significa che le emissioni sono significativamente sottovalutate. Mentre si presume che la quota di guida elettrica sia dell’84%, i dati del mondo reale indicano che è solo intorno al 27 per cento.

 

Questo rende gli ibridi plug-in deludenti da un punto di vista ambientale.

 

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Auto elettrica Tesla – Foto: mangopulp2008 (via Flickr)

Auto elettriche di seconda mano

Mentre il mercato dell’elettrico continua ad espandersi, anche le opzioni per un’auto usata stanno crescendo, anche se la ricerca è senz’altro molto più difficoltosa rispetto a un veicolo tradizionale di seconda mano. Ad ogni modo, questa soluzione offre diversi vantaggi, discorso economico a parte.

 

Innanzitutto, ci sono meno problemi con le emissioni di gas serra (e gli impatti minerari), che avvengono in fase di produzione.

 

La più grande preoccupazione in questo caso è la salute della batteria in quanto, se dovesse essere sostituita al di fuori della garanzia, i costi potrebbero essere molto elevati. Studi provenienti da Svezia e Regno Unito, comunque, suggeriscono che le batterie elettriche usate sono affidabili: entrambe le indagini hanno rilevato che la maggior parte delle auto conservava almeno il 90% della capacità della batteria originariamente dichiarata anche dopo 100.000 miglia (circa 160.000 km).

 

Microplastiche e pneumatici

Sebbene le auto elettriche taglino le emissioni di scarico, gli pneumatici, sia per le elettriche sia per quelle a combustione interna, sono responsabili di un quarto delle microplastiche nell’ambiente, secondo gli accademici dell’Università di Portsmouth. I veicoli elettrici sono generalmente più pesanti dei veicoli a combustione e potenzialmente rappresentano quindi un peso maggiore del traffico sulla strada, accentuando così l’usura degli pneumatici sulle strade e producendo una maggiore quantità di particolato.

 

Gli pneumatici per auto sono compositi high-tech, contenenti centinaia di sostanze chimiche diverse, e questo può pesare molto sull’impatto ambientale.

 

Uno studio della Lancaster University ha affermato che il pneumatico medio perderà circa 4 kg di microplastiche nel corso della sua vita.

 

Veicoli elettrici: valutazione su Israele-Palestina

Nelle valutazioni di Ethical Consumer, Ford, Mercedes-Benz, Toyota e Volkswagen hanno ottenuto il punteggio più basso a causa dei collegamenti con l’esercito israeliano. Ad esempio, Ford ha camioncini commerciali che sono adattati per l’esercito israeliano, mentre Mercedes-Benz ha venduto 112 camion Arocs all’esercito di Tel Aviv.

 

Anche Tesla e il Gruppo Tata sono state penalizzate per stretti legami con il governo israeliano.

 

Il più grande azionista individuale di Tesla, Elon Musk, ha inoltre tenuto una conference call con il primo ministro Benjamin Netanyahu nel 2025 insieme ad altri politici di alto rango per discutere la cooperazione tra Israele e Tesla. Nel mondo sono attive varie campagne di boicottaggio ai danni di Tesla.

 

Le migliori auto elettriche per il clima

Considerando le azioni e le politiche sul clima, nell’analisi di Ethical Consumer solo un’azienda, la Polestar, raggiunge il punteggio massimo, mentre altre due, la Hyundai e la Kia, sono le sole ad aver calendarizzato la loro uscita dal settore dei motori termici.

 

Da un punto di vista strettamente ambientale, segnala ancora Ethical Consumer, anche la Tesla “potrebbe essere stato un acquisto attraente”, ma il finanziamento dei partiti politici che negano il cambiamento climatico da parte di Elon Musk è uno dei motivi (non il solo) del boicottaggio globale.

 

Diritti dei lavoratori poco rispettati

La maggior parte delle case automobilistiche ha ottenuto zero punti nelle analisi di Ethical Consumer a causa del trattamento dei lavoratori.

 

Tra quelle che hanno fatto leggermente meglio si segnalano Renault/Dacia e Honda.

 

Auto elettriche: produttori e benessere animale

Un sondaggio condotto sugli interni di auto da Peta, la più grande organizzazione non-profit al mondo a sostegno del benessere animale, suggerisce che l’industria automobilistica sta migliorando le sue prestazioni in questo campo. Tesla ha aperto la strada nell’offerta di interni di auto vegane.

 

Renault ha firmato un accordo con Peta per eliminare gli interni in pelle animale in tutta la sua gamma entro la fine del 2025, così come ha fatto Volvo, iniziando una transizione dalla pelle nei suoi veicoli elettrici entro il 2030.

 

Mercedes-Benz, da parte sua, ha annunciato nel 2025 di aver sviluppato interni per auto che hanno raggiunto un marchio “Vegan Society”.

 

Molti altri produttori di veicoli elettrici stanno eliminando gradualmente la pelle o cercano alternative.

 

Tutti i dettagli e i punteggi delle singole case automobilistiche sono riportati nella guida al settore pubblicata da Ethical Consumer (in inglese), che rappresenta la fonte principale di questa edizione di Consumi Responsabili.

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