Boicottare Israele, nome per nome

boicottare israele
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Ecco la lista dei prodotti da non comprare per boicottare Israele. Perché il consumo responsabile è anche questo: sostenere i diritti del popolo palestinese e contrastare il genocidio in corso

Fare tutto quello che è in nostro potere per opporci al massacro del popolo palestinese in corso è urgente. Con l’offensiva di terra dell’esercito di Israele su Gaza City, infatti, l’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu non lascia scampo a centinaia di migliaia di civili palestinesi, che ora non sanno più dove rifugiarsi.

 

Tanto che un gruppo di esperti indipendenti, incaricato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha denunciato che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza. E invita la comunità internazionale ad agire.

 

Riteniamo, insomma, che le atrocità commesse il 7 ottobre 2023 da Hamas contro Israele non possono giustificare il massacro in corso, che ha già ammazzato più di 60.000 persone – la stragrande maggioranza civili e moltissimi bambini e donne – e che continua a fare vittime impedendo alla comunità internazionale di far entrare aiuti essenziali, a partire da cibo e medicine.

 

Boicottaggio: quali effetti può avere

Nella newsletter Consumi Responsabili dello scorso giugno avevamo visto quali importanti risultati siano già stati raggiunti in passato attraverso campagne di boicottaggio. E anche se sull’app Equa continueremo a segnalare qualunque violazione dei diritti umani compiuta dalle imprese al pari delle altre (le schede-azienda riportano le complicità e il sostegno a Israele, ma anche ad altri 27 regimi oppressivi), consideriamo fondamentale sostenere oggi l’azione avviata dal movimento nonviolento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) per sostenere i diritti del popolo palestinese.

 

Ecco dunque una carrellata dei marchi che secondo BDS devono essere boicottati per la loro complicità alle operazioni compiute dal regime israeliano verso la popolazione palestinese. Un modo concreto, a disposizione di tutti, per mandare un messaggio di solidarietà alla popolazione e un segnale di forte disapprovazione alle aziende coinvolte.

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Partiamo da Teva e Carrefour

Al primo posto dell’elenco BDS per l’Italia c’è Carrefour, per aver “sostenuto i soldati israeliani che partecipano al genocidio dei palestinesi a Gaza con doni di pacchi personali”, per aver stretto nel 2022 “una partnership con la società israeliana Electra Consumer Products e la sua controllata Yenot Bitan, entrambe coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani contro il popolo palestinese, traendo profitto dall’occupazione illegale”. Inoltre, tra le altre cose,”le prove dimostrano anche che c’è almeno una filiale a marchio Carrefour in un insediamento illegale nei territori palestinesi occupati”. Questa campagna ha già portato lo scorso anno alla chiusura delle attività di Carrefour in Giordania e Oman.

 

Anche se Carrefour Italia è stata acquisita un paio di mesi fa dalla NewPrinces, per BDS il boicottaggio deve continuare (qui un approfondimento pubblicato su Instagram).

 

L’altro obiettivo “prioritario” indicato per chi vive in Italia è Teva, azienda farmaceutica israeliana tra i maggiori produttori di farmaci generici al mondo. La società “sostiene il genocidio in atto per mano di Israele dall’ottobre 2023, ma ha anche beneficiato per decenni dell’occupazione illegale delle terre palestinesi da parte di Israele, permettendo all’azienda di sfruttare illegalmente il mercato palestinese” (qui una spiegazione più dettagliata pubblicata dal centro di ricerca Who Profits).

 

Boicottare Israele: aziende tecnologiche nel mirino

L’elenco delle aziende tecnologiche finite nel mirino BDS è nutrito. A partire dalla Hewlett Packard (HP), accusata di essere “un importante sostenitore dell’occupazione israeliana”. La società, tra le altre cose, “attraverso le sue collaborazioni con il governo, l’esercito, le prigioni e la polizia israeliani, fornisce un supporto tecnologico e logistico fondamentale che permette i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità, come la costruzione di insediamenti illegali e l’apartheid nei territori palestinesi occupati”.

 

Viene poi menzionata la Dell Technologies, che “fornisce server, servizi di manutenzione e attrezzature legati alle forze armate israeliane nell’ambito di un contratto da 150 milioni di dollari per il 2023, finanziato dagli aiuti esteri degli Stati Uniti”. Inoltre, “Dell è impegnata nella continua pulizia etnica di Israele nei confronti dei palestinesi indigeni, con attività di ricerca e sviluppo nel parco cibernetico nazionale di Israele che cerca di rafforzare gli insediamenti illegali nel Naqab (Negev), sfollando le comunità beduine palestinesi”. A prova dello stretto legame tra il regime e la Dell, BDS ricorda anche che “un mese dopo l’inizio del genocidio israeliano di Gaza, il fondatore e amministratore delegato Michael Dell ha donato a Israele azioni per 350 milioni di dollari”.

 

Sulla stessa linea d’azione si inserisce Intel, che “nel dicembre 2023, durante il genocidio per mano di Israele a Gaza, ha annunciato che avrebbe investito 25 miliardi di dollari nell’Israele dell’apartheid”. Nel giugno 2024, però, a seguito di prolungate pressioni del BDS, la società avrebbe abbandonato il progetto. In ogni caso Intel è stato per decenni “il più grande investitore internazionale nell’Israele dell’apartheid” e “rimane profondamente complice nel fornire risorse di guerra genocida di Israele”. L’appello del BDS, dunque, è quello di non comprare computer e altri apparati informatici con processori Intel.

lista prodotti da boicottare israele
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Il ruolo di Microsoft e Siemens nella lista della BDS

La lista delle aziende tecnologiche si conclude con due giganti. Microsoft, innanzitutto, che “oltre a fornire servizi informatici al sistema carcerario, fornisce all’esercito israeliano servizi cloud e AI di Azure che sono cruciali per potenziare e accelerare la guerra genocida di Israele”. Nei giorni scorsi, su questo fronte, la campagna ha registrato un importante successo: Microsoft ha annunciato la fine della collaborazione con il servizio di intelligence israeliano per alcuni dei suoi strumenti di cloud e intelligenza artificiale, come abbiamo spiegato più dettagliatamente nella newsletter settimanale “Imprese e Diritti Umani” di sabato 27 settembre (per abbonarti, clicca qui).

 

E poi c’è Siemens, “il principale appaltatore dell’Interconnettore Euro-Asia, un cavo elettrico sottomarino Israele-Ue progettato per collegare all’Europa le colonie illegali di Israele nei territori palestinesi occupati”. In questo modo, secondo il movimento Siemens sostiene l’occupazione israeliana.

 

Aziende da boicottare: l’elenco BDS dalle assicurazioni alle case

Il boicottaggio pro Palestina mira anche al gigante assicurativo francese Axa, che “detiene 150,43 milioni di dollari in azioni e obbligazioni di undici società che hanno inviato armi in Israele durante il genocidio contro i palestinesi a Gaza, tra cui Boeing e General Dynamics”. Armi che erano “direttamente collegate” agli attacchi israeliani contro Gaza.

 

SodaStream, invece, è un’azienda israeliana, di proprietà di PepsiCo e operativa anche in Italia, “che è attivamente complice della politica israeliana di sfollamento dei cittadini beduini-palestinesi indigeni dell’attuale Israele nel Naqab (Negev) e con una lunga storia di discriminazione razziale nei confronti dei lavoratori palestinesi”.

 

Il franchising immobiliare RE/MAX, invece, è accusato di “commercializzare e vendere proprietà nelle colonie israeliane illegali costruite su terre palestinesi rubate, consentendo così la colonizzazione di Israele della Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est”.

 

Boicottare Israele: cosa c’entrano Disney+, Reebok, McDonald’s, Coca-Cola

Per il BDS, “la Disney e la sua filiale Marvel sono complici nel glorificare il regime israeliano di genocidio e apartheid contro i palestinesi indigeni”. Il movimento cita in particolare alcuni personaggi di Captain America, concludendo che “Disney+ è chiaramente coinvolto nel permettere il genocidio di Israele disumanizzando i palestinesi”.

 

Reebok è invece sotto accusa per essere diventato il nuovo sponsor ufficiale dell’Israel Football Association, “che include nei suoi campionati ufficiali squadre delle colonie illegali nei territori palestinesi occupati e sostiene il loro mantenimento”.

 

L’elenco prosegue con un’altra multinazionale, McDonald’s, che “ha donato pasti e bevande al personale militare israeliano impegnato nel genocidio contro i palestinesi a Gaza e ha promosso questa forma estremamente provocatoria e razzista di complicità sui suoi canali social media”.

 

Infine troviamo Coca-Cola Israele, “che gestisce un centro di distribuzione e di refrigerazione regionale nella colonia illegale di Atarot” e che vede la sua filiale, Tabor Winery, “produrre vini con uve provenienti da vigneti situati su terreni occupati nelle colonie illegali in Cisgiordania e nel Golan siriano”.

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Prodotti israeliani in Italia: agricoltura sotto accusa

Il BDS si appella infine ai consumatori per chiedere di stare alla larga dall’agricoltura israeliana, che ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella colonizzazione della Palestina “sottraendo terra, acqua e altre risorse alle popolazioni indigene e distruggendo l’agricoltura palestinese”.

 

Inoltre, prodotti come avocado, datteri, arachidi, melagrane, agrumi e vini israeliani “provengono spesso da colonie illegali su terre palestinesi rubate, anche se etichettati in modo fuorviante come Made in Israel”.

 

La campagna ricorda che “le aziende israeliane di esportazione di prodotti agricoli, come Mehadrin, Hadiklaim e Carmel-Agrexco, sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese e sono complici dell’occupazione illegale e del regime di apartheid”. I prodotti agricoli israeliani vengono commercializzati principalmente con questi marchi: Carmel, King Salomon, Jordan River, Jordan Plains, Ventura.

 

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2 commenti

Francesco
21 Novembre 2025

Posso essere d ‘ accordo con Carrefour ma newprinces e’ un azienda italiana e i punti Carrefour diventano GS a breve, quindi 100% italiani.

Sabrina
17 Ottobre 2025

Buongiorno, sono un’accanita “boicottatrice”, vorrei sapere se, oltre Oral B, anche la Forhans è in qualche modo israeliana. Grazie per quello che fate!
Sabrina

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