Carta igienica: meglio vergine, riciclata o di bambù?

carta igienica
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Per orientarsi tra carta igienica vergine, riciclata e di bambù non basta guardare prezzo o morbidezza. Dalla materia prima alle certificazioni, fino ai PFAS e al packaging, ecco gli aspetti da considerare per una scelta più etica

Sapevi che ogni anno nel mondo vengono abbattuti circa 345 milioni di alberi per produrre carta igienica e altri prodotti in carta per l’igiene domestica? Detto in un altro modo: quasi un milione di alberi al giorno, secondo i calcoli di Ethical Consumer, il nostro partner britannico. Un numero che in pochi tengono a mente quando afferrano un rotolo dallo scaffale del supermercato.

 

Proviamo quindi a capire come orientarci in un mercato che, in apparenza, sembra semplice. La realtà, come spesso accade, è più complessa.

 

Carta igienica: le materie prime

La prima domanda da porsi quando si acquista carta igienica riguarda la materia prima con cui è prodotta. Le opzioni principali sono tre: carta vergine (prodotta da alberi abbattuti appositamente), carta riciclata e bambù.

 

Carta vergine

La carta vergine è ancora la più diffusa tra i grandi marchi del settore. Aziende come Kimberly-Clark (Scott, Kleenex) e il gruppo svedese Essity (Tempo, Zewa) producono la maggior parte dei loro prodotti da fibra vergine, anche se con differenze notevoli tra loro (Kimberly-Clark usa fibra riciclata per meno del 20%, mentre Essity per il 45%; dati 2024).

 

Sofidel, azienda italiana con sede a Lucca che produce marchi come Regina e Nicky, utilizza prevalentemente fibra vergine certificata FSC: secondo i dati disponibili, la sua quota di fibra riciclata era del 7,3% nel 2021 ed è scesa al 5,7% nel 2024.

 

Carta riciclata

La carta riciclata è considerata da molti esperti l’opzione più sostenibile: non richiede l’abbattimento di nuovi alberi e, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, il processo di produzione da fibra riciclata richiede anche meno energia rispetto a quello da fibra vergine.

 

Vale poi la pena distinguere tra carta riciclata da scarti pre-consumo (ritagli di lavorazione che non hanno mai raggiunto il consumatore) e carta riciclata post-consumo (la carta che abbiamo usato, differenziato e che altrimenti finirebbe in discarica): la seconda è generalmente preferibile, perché chiude davvero il ciclo.

 

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carta igienica bamboo
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Bambù

Il bambù è la terza opzione ed è quella con la crescita commerciale più rapida degli ultimi anni. Il bambù cresce molto rapidamente e, dopo il taglio, ricresce dallo stesso apparato radicale, senza necessità di ripiantumazione. Un vantaggio rispetto agli alberi da cui si produce la carta vergine.

 

Tuttavia, uno studio statunitense pubblicato nel 2025 ha messo in discussione questo assunto: nelle condizioni di produzione attuali — con quasi tutto il bambù lavorato in Cina e poi trasportato in Europa — la carta igienica di bambù non avrebbe un impatto climatico significativamente migliore rispetto ad altri tipi di carta. Il dibattito scientifico è ancora aperto e molto dipende dalle specifiche condizioni di produzione e logistica.

 

C’è poi un problema di etichettatura. Nel 2024, la rivista britannica Which? ha testato cinque marchi di carta igienica dichiarata “al 100% di bambù” e ha scoperto che tre di essi contenevano anche fibra di legno, non indicata in etichetta. I marchi coinvolti hanno risposto che si è trattato di contaminazioni nella filiera di fornitura, non di scelte intenzionali, e hanno annunciato misure correttive. Un episodio che invita comunque alla cautela e a una lettura attenta delle dichiarazioni in etichetta.

 

Cosa significa la certificazione FSC

La certificazione FSC (Forest Stewardship Council) è lo standard di riferimento internazionale per la gestione responsabile delle foreste. Sulle confezioni di carta igienica si trovano tre versioni del logo:

– FSC 100%: tutti i materiali provengono da foreste certificate FSC, è il livello più alto;
– FSC Riciclato: il prodotto è fatto al 100% da materiale riciclato verificato;
– FSC Mix: i materiali provengono da una combinazione di foreste certificate, materie riciclate e materie “controllate” (la definizione più ampia e meno rigorosa).

 

L’FSC Mix è quello che si trova più frequentemente sulla carta igienica di grandi marchi. Non certifica necessariamente un’alta percentuale di materie riciclate. Per chi vuole ridurre l’impatto ambientale, meglio cercare prodotti con certificazione FSC Riciclato o prodotti che dichiarino esplicitamente la percentuale di fibra post-consumo utilizzata.

 

Per i prodotti di bambù vale la stessa logica: anche il bambù può essere certificato FSC e la certificazione garantisce una gestione più responsabile della filiera, pur con tutti i limiti che questa certificazione ha presentato nel recente passato (ne abbiamo parlato spesso sulla nostra newsletter settimanale inviata agli abbonati, Imprese e Diritti Umani).

 

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carta igienica ecologica
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Carta igienica tra sbiancamento e “inquinanti eterni”

La maggior parte della carta igienica viene sbiancata per renderla bianca e morbida. In passato si usava il cloro puro, oggi largamente sostituito dal biossido di cloro (processo ECF, Elemental Chlorine Free), che riduce ma non elimina le emissioni di composti del cloro nell’ambiente.

 

Una soluzione più pulita è il processo TCF (Totally Chlorine Free), che utilizza alternative come ossigeno, ozono o perossido di idrogeno. Alcuni marchi offrono carta completamente non sbiancata, riconoscibile per il colore lievemente beige o grigio.

 

Un tema meno noto, ma sempre più rilevante, riguarda i cosiddetti forever chemicals, o PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche). Una ricerca pubblicata nel 2023 ha rilevato la presenza di PFAS in tutti i 21 campioni di carta igienica testati, provenienti da diverse parti del mondo.

 

I PFAS non vengono aggiunte intenzionalmente al prodotto finale, ma vengono utilizzati nel processo industriale per evitare che la pasta di carta si attacchi ai macchinari; finiscono però nella carta e poi, attraverso il sistema fognario, nell’ambiente acquatico. Si tratta di sostanze che non si degradano in natura — da cui il nome “inquinanti eterni” — e il cui impatto sulla salute è oggetto di crescente attenzione da parte della comunità scientifica e delle autorità regolatorie europee.

 

Il packaging

Rispetto alla materia prima, il packaging incide in misura minore sull’impatto ambientale complessivo del prodotto, ma non è un aspetto da ignorare. L’obiettivo principale è evitare la plastica, anche quando viene presentata come “riciclabile”: la plastica rimane un materiale prodotto da combustibili fossili e il cui riciclo è ancora largamente inefficiente.

 

Who Gives A Crap, brand australiano disponibile anche in Italia, utilizza carta per avvolgere i singoli rotoli ed è completamente plastic free. È anche uno degli esempi di azienda che collega l’acquisto di carta igienica a un obiettivo sociale: il 50% dei profitti viene destinato a progetti di accesso ai servizi igienici nei paesi a basso reddito, dove la mancanza di strutture servizi adeguate è ancora causa di malattie e morti evitabili.

 

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carta igienica sostenibile
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La carta igienica è vegana?

La carta igienica non è necessariamente vegana: alcuni produttori utilizzano gelatina animale come collante nel processo di lavorazione.

 

Chi vuole evitare ingredienti di origine animale dovrebbe cercare marchi che certifichino esplicitamente l’assenza di tali ingredienti, idealmente con la certificazione della Vegan Society.

 

Il bidet: una scelta già fatta

Se sei in Italia e hai un bidet in bagno, hai già fatto inconsapevolmente una scelta più sostenibile rispetto a molti consumatori europei. L’Italia è storicamente uno dei paesi con la più alta diffusione del bidet nel continente, e questo si traduce in un consumo di carta igienica pro capite mediamente inferiore rispetto a paesi dove il bidet è quasi assente.

 

Chi non lo usa abitualmente potrebbe considerare di farlo: riduce in modo significativo il consumo di carta. In alternativa, le doccette da applicare al wc sono poco costose, facilmente installabili e sempre più diffuse anche fuori dall’Italia.

 

Fonte: rielaborazione Equa su informazioni di Ethical Consumer

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