Creme solari: come scegliere quelle più etiche

creme solari
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Delle creme solari non possiamo fare a meno per motivi di salute. Ma possiamo cercare di scegliere le migliori da un punto di vista etico. Ecco come fare

Il mercato delle creme solari è in continua espansione, tanto che si stima un “tasso di crescita annuo composto” del 5,2% tra il 2026 e il 2035. E il fattore di protezione solare è sempre più integrato in fondotinta e creme idratanti.

 

La consapevolezza del rischio di cancro della pelle, del fotoinvecchiamento e dell’esposizione ai raggi UV durante tutto l’anno è aumentata insieme all’attenzione verso ingredienti e impatto ambientale.

 

Per questo motivo, unito all’arrivo dell’estate, abbiamo scelto occuparci dell’eticità di questi prodotti, soprattutto dal punto di vista della salute, dell’ambiente e del rispetto degli animali.

 

Ma prima di entrare in questi dettagli, cerchiamo di dare alcune informazioni di base per capire di cosa parliamo, anche con l’aiuto del nostro partner britannico, Ethical Consumer (Equa non ha ancora avuto la possibilità di analizzare nel dettaglio questo prodotto).

 

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creme solari migliori
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Crema solare chimica vs crema minerale

La maggior parte delle lozioni solari rientra in due grandi categorie, a seconda degli ingredienti attivi utilizzati: creme solari chimiche e creme solari minerali.

 

Creme solari chimiche

Le creme solari chimiche contengono composti che assorbono i raggi UV e li rilasciano dalla pelle sotto forma di raggi infrarossi, ovvero calore. Rispetto alle creme minerali, si distribuiscono più facilmente sulla pelle, richiedendo quantità inferiori; inoltre resistono meglio all’acqua o al sudore.

 

D’altra parte, alcuni dei principi attivi chimici utilizzati possono provocare reazioni allergiche sulla pelle sensibile e alcuni, come homosalate e oxybenzone, non sono considerati sicuri nelle quantità impiegate, sebbene alcuni studi contestino questa posizione.

 

Esistono inoltre preoccupazioni riguardo ai potenziali effetti dannosi delle creme chimiche quando vengono lavate via dalla pelle e finiscono nell’ambiente, soprattutto per quanto riguarda il rischio per le barriere coralline (vedi più sotto).

 

Creme solari con ossido di zinco e biossido di titanio

Gli ingredienti attivi delle creme minerali sono ossido di zinco e/o biossido di titanio, composti presenti in natura (anche se i minerali utilizzati sono prodotti sinteticamente). Proteggono la pelle formando una barriera superficiale che disperde parte dei raggi UV e ne assorbe il resto.

 

Nel 2022, la Food and Drug Administration statunitense ha dichiarato che, tra i 16 ingredienti attivi esaminati (quelli che proteggono dai raggi UV), solo ossido di zinco e biossido di titanio sono “generalmente riconosciuti come sicuri ed efficaci”.

 

Le creme minerali tendono a essere più delicate sulla pelle sensibile rispetto a quelle chimiche, poiché contengono generalmente meno allergeni chimici.

 

Agendo sulla superficie cutanea, però, risultano più difficili da stendere e si rimuovono più facilmente con acqua e sudore. Possono inoltre lasciare uno strato bianco visibile, a meno che non vengano utilizzate nanoparticelle (vedi più sotto).

 

Qualunque opzione si scelga, il principio è simile: ridurre la quantità di raggi UV assorbiti dalla pelle per proteggerla dai danni e dal rischio di cancro.

 

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creme solari con ossido di zinco e biossido di titanio
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Nanoparticelle e salute

Le particelle di ossido di zinco (ZnO) e biossido di titanio (TiO2), tradizionalmente usate nelle creme minerali, non si assorbono facilmente e possono lasciare un effetto bianco visibile. I produttori hanno scoperto che il problema può essere risolto riducendo questi minerali in nanostrutture molto piccole, che si integrano più facilmente nella pelle. L’ingegnerizzazione e l’applicazione di materiali su scala pari o inferiore a 100 nanometri prende il nome di nanotecnologia.

 

Le preoccupazioni sulla nanotecnologia riguardano principalmente i potenziali effetti nocivi sul corpo umano. Sebbene molte nanoparticelle esistano naturalmente, le sostanze sintetiche di queste dimensioni sono relativamente recenti e la ricerca su come organismi viventi e ambiente interagiscano con esse è ancora limitata.

 

Detto ciò, le ricerche suggeriscono che le nanoparticelle presenti nelle creme solari non penetrano nella pelle sana, nemmeno dopo applicazioni ripetute.

 

Spray e polveri solari che generano nanoparticelle sospese nell’aria possono però essere inalati. Le particelle molto piccole nei polmoni possono essere associate a rischi respiratori. Il biossido di titanio è sospettato di essere cancerogeno se inalato. Per precauzione, i prodotti contenenti TiO2 oltre una certa soglia devono riportare un’avvertenza in etichetta. È probabilmente consigliabile evitare questi tipi di prodotti o usarli con molta cautela.

 

L’impatto ambientale delle nanoparticelle di TiO2 o ZnO è ancora poco compreso, ma è noto che l’ossido di zinco può essere particolarmente tossico per la vita acquatica ad alte concentrazioni.

 

Barriere coralline: cosa dice la scienza

Le preoccupazioni riguardo al rapporto tra crema solare e barriere coralline circolano da oltre un decennio. Le prove scientifiche stanno aumentando, ma la questione è più sfumata rispetto a quanto suggeriscono molti titoli virali.

 

Ricerche recenti confermano che i filtri UV vengono rilevati regolarmente in acqua marina, sedimenti e organismi marini, soprattutto nelle aree ad alta affluenza turistica. Tuttavia, gli scienziati sottolineano che le stime globali sono incerte e dipendono dai metodi utilizzati.

 

Gli studi hanno rilevato che alcuni filtri UV, tra cui oxybenzone e octinoxate, possono danneggiare le barriere coralline. Sono stati associati allo sbiancamento dei coralli, a danni al Dna dei coralli giovani e a squilibri ormonali in alcune specie marine.

 

Detto questo, trasferire i risultati ottenuti in laboratorio agli ecosistemi reali è complesso. I dati sul campo mostrano che questi composti sono presenti nelle zone balneari popolari, ma le concentrazioni variano notevolmente.

 

Le principali revisioni scientifiche evidenziano che l’aumento delle temperature marine, l’acidificazione degli oceani, l’inquinamento da nutrienti e la pesca eccessiva restano le cause principali del declino delle barriere coralline. La crema solare rappresenta quindi un possibile fattore aggiuntivo, soprattutto in baie chiuse ad alta presenza turistica, ma difficilmente la causa principale.

 

Per chi consuma in modo etico, la domanda non dovrebbe essere “Dovrei usare la crema solare?”, ma piuttosto “Come possiamo richiedere formulazioni più sicure, etichette più chiare e regolamentazioni ambientali più forti, proteggendo al tempo stesso la salute umana?”.

 

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creme solari naturali
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Creme solari migliori: gli ingredienti biologici

Acquistare creme certificate biologiche garantisce un impatto ambientale ridotto ed evita alcune sostanze potenzialmente dannose. Detto questo, nessun ingrediente attivo solare può essere biologico. Gli ingredienti biologici riguardano invece quelli inattivi, come aloe vera, oli di semi e simili.

 

Le etichette, normalmente, segnalano gli ingredienti biologici utilizzati.

 

Benessere animale

Le creme solari contengono spesso ingredienti di origine animale come cheratina e lanolina, oltre a miele e cera d’api. Alcune sono completamente vegane (come Attitude e Green People, per esempio).

 

Sebbene i test sugli animali nell’industria cosmetica siano in gran parte vietati nel nell’Unione europea, centinaia di migliaia di animali vengono ancora utilizzati nei test cosmetici nel mondo.

 

Molti marchi, infatti, dichiarano di non testare il prodotto finale sugli animali, ma diversi non forniscono politiche significative per ridurre il rischio di test nella catena di fornitura oppure ammettono test “per ragioni mediche o legali”.

 

Il logo e la certificazione Leaping Bunny vengono spesso utilizzati dai marchi per le loro politiche sui test animali. Anche se un prodotto riporta questo logo, non significa necessariamente che sia vegano, poiché lo schema consente ingredienti di origine animale.

 

Olio di palma

L’olio di palma e i suoi derivati sono comunemente usati nelle creme solari. Agiscono come emulsionanti, stabilizzanti e idratanti. Nei cosmetici non compare quasi mai semplicemente come “olio di palma”, ma sotto nomi diversi come cetearyl alcohol, glyceryl stearate, stearic acid e altri.

 

La domanda globale di olio di palma negli ultimi decenni ha avuto conseguenze devastanti nei paesi tropicali: foreste distrutte, spesso attraverso incendi, conversione in piantagioni, sfollamento di comunità e fauna selvatica, emissioni di gas serra.

 

Le aziende affrontano il problema in modi molto diversi: alcune non forniscono informazioni sull’approvvigionamento, altre riformulano i prodotti per evitarlo completamente.

 

SPF e UVA: qual è la differenza

L’esposizione al sole è ritenuta responsabile della grande maggioranza dei casi di cancro cutaneo. Le creme più sicure sono quindi quelle che garantiscono la migliore protezione dai raggi UV dannosi.

 

Le creme utilizzano diversi sistemi di valutazione e comprenderli non è sempre semplice.

 

Il fattore di protezione solare (SPF) è stato introdotto nel 1974 e rappresenta la frazione di raggi che causano scottature che raggiunge la pelle (ad esempio SPF 30 = un trentesimo).

 

Tuttavia, riguarda solo i raggi UVB, responsabili delle scottature visibili e gli unici considerati dannosi all’epoca. Oggi sappiamo anche che una moderata esposizione agli UVB è necessaria per la sintesi della vitamina D (in primavera ed estate, circa 8–10 minuti di sole sono sufficienti).

 

Successivamente è stato dimostrato che anche i raggi UVA, che costituiscono il 95% della radiazione UV solare, possono essere dannosi. Sono associati a tumori cutanei a lungo termine come il melanoma e provocano danni cumulativi alla pelle. A differenza degli UVB, penetrano vetri e nuvole e mantengono un’intensità relativamente costante durante tutto l’anno.

 

Le etichette moderne includono quindi sia un valore SPF sia un indicatore UVA.

 

Questione di packaging

Oltre al rilascio di sostanze chimiche, l’industria dei solari contribuisce all’inquinamento oceanico attraverso il massiccio uso di plastica monouso.

 

Nel 2025, il mercato globale del packaging per la cura personale era valutato circa 45 miliardi di dollari, con una quota rilevante destinata a plastiche non riciclabili o solo parzialmente riciclabili.

 

Trovare creme solari prive di bottiglie o tubetti di plastica resta difficile tra i marchi mainstream. Tuttavia, un numero crescente di aziende si sta orientando verso alternative più sostenibili, come il packaging in canna da zucchero usato da Green People, per esempio.

 

Lavoratori nelle catene di fornitura

Le problematiche relative ai diritti del lavoro nell’industria della crema solare emergono soprattutto lungo la catena globale degli ingredienti, più che negli stabilimenti produttivi. Le criticità maggiori riguardano le filiere di mica e olio di palma, spesso provenienti da paesi con normative sul lavoro meno rigorose.

 

La crema solare Odylique, per esempio, è certificata dalla Fairtrade Foundation, cosa molto rara nel settore.

 

Anche Neal’s Yard dichiara di utilizzare ingredienti Fairtrade.

 

Fonte dell’articolo: rielaborazione Equa su informazioni di Ethical Consumer (in inglese)

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