Cosmetici sostenibili: come scegliere i prodotti giusti

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I prodotti per la cura della persona possono far male alle persone, all'ambiente e agli animali: ecco qualche indicazione per una scelta consapevole

I prodotti per la cura personale – shampoo, bagnoschiuma, creme, deodoranti, scrub, cosmetici – accompagnano la nostra routine quotidiana. Ma contengono ingredienti sintetici, confezioni plastiche e (in alcuni casi) componenti di origine animale. Le cariche ambientali e sociali sono dietro ogni flacone, ma spesso restano invisibili.

 

Cerchiamo dunque di offrire qualche strumento per orientarci fra marketing verde, certificazioni, ingredienti nocivi e pratiche etiche, con passi concreti che ciascuno di noi può mettere in atto subito.

 

Prodotti cosmetici sostenibili: cominciamo dal packaging

Gran parte dei cosmetici è confezionata in plastica perché è un materiale resistente, economico e versatile. Ma una volta dispersa nell’ambiente, la plastica degrada molto lentamente. E anche l’uso di quella riciclata non basta: il packaging riciclato mal gestito, infatti, contribuisce all’inquinamento se non è progettato per essere riciclabile e correttamente smaltito.

 

All’uso della plastica esistono già alcune valide alternative. Tra queste, gli imballaggi Sulapac, fatti di un materiale compostabile, che combina trucioli di legno da foreste certificate con leganti naturali, pensato per degradarsi entro qualche settimana se disperso nell’ambiente.

 

Inoltre, ci sono aziende che propongono altre alternative alla plastica. Come lo shampoo solido di Officina Naturae o della Saponaria.

 

Infine, è importante leggere con attenzione le indicazioni riportate sulla confezione. Un flacone indicato “riciclabile”, per esempio, sarà senz’altro da preferire a una confezione che include elementi misti (plastica, metallo e carta, per esempio), perché molto più facile da separare, e quindi da smaltire.

 

I materiali “compostabili”, naturalmente, sono sempre da preferire.

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Cosmesi sostenibile: ingredienti animali, cruelty-free, test sugli esseri viventi

Nell’Unione europea i test cosmetici sugli animali sono vietati per prodotti finiti e ingredienti dedicati al makeup o alla cura personale. Ma esistono scappatoie normative: ad esempio, ingredienti che in altri contesti possono essere testati su animali vengono poi usati anche nei cosmetici.

 

Un archivio molto utile per verificare il rispetto degli animali da parte di una marca è quello di Peta (People for the ethical treatment of animals), dove è possibile verificare se un’azienda ha deciso di non testare, né di permettere test sugli animali, anche nella propria catena del valore. Questo stesso archivio è tra le fonti consultate dai nostri ricercatori di Equa per valutare il rispetto degli esseri viventi da parte di un’azienda.

 

Ricordiamo che oggi ci sono ormai diverse alternative alla sperimentazione con l’uso degli animali, come i test in vitro e modelli di pelle artificiale che simulano le reazioni cutanee senza usare esseri viventi.

 

Al momento dell’acquisto, dunque, è possibile controllare perlomeno se il brand è incluso in liste che garantiscono che non c’è stata crudeltà sugli animali (come la certificazione Peta) e se è indicata una dichiarazione “non testato su animali” con riferimento anche ai fornitori degli ingredienti.

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Cosmesi green: attenzione alle microplastiche

Le microplastiche sono polimeri di dimensioni microscopiche usati nei cosmetici: esfolianti, glitter, filmanti. Quando vengono lavati via, possono passare attraverso i sistemi depurativi e finire in fiumi e mari.

 

Alcuni paesi e l’Unione europea hanno cominciato a regolamentare l’uso intenzionale di microplastiche nei cosmetici come misura anti-inquinamento. Ma a volte queste sono nascoste sotto altri nomi, non sempre facili da identificare (come poli(met)acrilati, polietilene, polymethylmethacrylate).

 

Per evitare di incappare inconsapevolmente in questi prodotti, è possibile cercare di evitare quelli che comprendono “microbeads” o “polimeri” nella lista degli ingredienti, preferire cosmetici con scrub a base naturale (come polvere di bambù, gusci di nocciolo, argilla) e scegliere formule “rinforzate” (senza plastificanti o pellicole microplastici).

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Certificazioni e ingredienti sospetti: qualche suggerimento

Dato che Equa non ha ancora potuto analizzare le aziende di questo settore, e quindi non possiamo dare indicazioni puntuali sui singoli marchi, cerchiamo perlomeno di dare qualche altra indicazione pratica per un consumo responsabile di questi prodotti.

 

Innanzitutto, ci sono alcune certificazioni che possono essere un buon indicatore: Cosmos (cosmesi biologica e naturale), Ecocert, Bdih (cosmetica naturale controllata), Cosmebio (cosmesi biologica).

 

Come accennato in precedenza, è buona abitudini cercare gli ingredienti sospetti, come microplastiche, petrolati, Peg, parabeni e siliconi.

 

Infine, come sempre, ricordiamo che il primo atteggiamento di un consumatore attento all’impatto dei propri consumi è proprio quello di limitare il più possibile gli acquisti: comprare meno resta sempre il nostro faro.

 

Brand cosmetici sostenibili: (timidi) consigli per gli acquisti

Come detto, i ricercatori della nostra app per il consumo responsabile non hanno ancora analizzato questo settore azienda per azienda.

 

Detto questo, però, ci sentiamo di citare qui alcuni marchi che, almeno all’apparenza, sembrano avere le carte in regola per essere ritenuti più amici dell’ambiente, degli animali o dei lavoratori.

 

Due di questi li abbiamo già citati in precedenza: La Saponaria e Officina Naturae.

 

Ci sono poi le creme Natyr, biologiche e non testate sugli animali, proposte da Altromercato (commercio equo e solidale).

 

In questo articolo, infine, si trova una lista di cosmetici vegani, che quindi garantiscono il rispetto degli animali.

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